Andiamo così, noi occidentali puro sangue verso
un’Europa votata al suicidio perché con l’ingenua e spesso ipocrita
intenzione di aprirsi al dialogo e pluralismo etnico-religioso, rifiuta e
calpesta le sue radici cristiane che l’hanno resa gloriosa nei secoli, non
esita a cedere chiese cattoliche ai musulmani in segno di ecumenismo, a
togliere i crocifissi in segno di tolleranza, a fare sfoggio di ateismo o di
libertinaggio sessuale; questa Unione Europea che pretende di legiferare su
tutto, dal sistema di riproduzione delle fragole a quella dell’essere umano,
controllando perfino la vita e la privacy delle persone; un’Unione Europea
che sta distruggendo la famiglia nei suoi valori perenni, che stanzia fondi
per l’aborto facile e per il controllo delle nascite in tutto il mondo;
questa Europa che pretende di legalizzare qualunque libertinaggio
trasgressivo presentandosi come “arbitra del sesso” e usando i bambini come
cavie per il desiderio malsano di certi adulti; questa Europa che vuole
aprire a tutti i costi le sue braccia per accogliere nientemeno che
la Turchia
con i suoi 70 milioni di islamici in casa nostra a pieno diritto… Questa
Unione Europea senz’anima che si è macchiata di apostasia, è avviata
inesorabilmente verso la propria distruzione: l’Islam che nei secoli passati
non è riuscito a conquistare l’Europa grazie alla forza del cristianesimo,
“Croce e Rosario”, la sta ora conquistando con le stesse leggi degli
Europei.
Non illudiamoci di risolvere problemi di questa
portata con la forza delle armi (anche se è necessario combattere e
difenderci, ne usciremmo sempre e comunque perdenti perché l’Islam con i
suoi kamikaze sparsi ovunque ha il potere di far sfibrare e crollare i più
potenti imperi); ancor meno vinceremo con il tanto conclamato “dialogo”,
perché per noi occidentali vissuti all’ombra della cultura cristiana, il
dialogo, vale a dire la convivenza pacifica fra diverse religioni, è una
cosa ovvia in quanto ammettiamo la libertà religiosa e di coscienza, ma per
il mondo musulmano questo è impossibile, proprio perché “l’essenza”, l’anima
della cultura islamica è fondata sulla intransigenza più inflessibile e
sulla totale identificazione tra fede e politica, tra diritto divino e norma
giuridica, così da rendere impossibile un’intesa che si basi sui “diritti
dell’uomo”. Per l’Islam non ha assolutamente importanza essere schierati
politicamente con la “destra” o con la “sinistra”, essere tolleranti o
intransigenti, essere atei o cattolici ferventi, perché noi occidentali
indistintamente siamo per loro sempre e solo degli “infedeli” da ricondurre
ad Allah, cioè alle leggi islamiche, o con le buone o con le cattive! (S.
Nitoglia, L’Islam com’è, Ed. Minotauro).
La stessa Corte di Giustizia Europea in data 31 luglio
2001 ha
affermato con sentenza l’incompatibilità della Legge Coranica (Shari’ah) con
la Convenzione
per i diritti dell’uomo. (Affaire Refah Partisi) ma di questo nessuno vuole
parlare!
Cosa può aspettarsi la nostra Europa che ha rinnegato
le sue radici, la sua fede, la sua cultura, la sua civiltà, la meravigliosa
bellezza dei suoi monumenti, delle sue chiese, il suo diritto esemplare
fondato sulla dignità della persona e sulla famiglia? La storia dimostra che
civiltà così degenerate sono tutte finite nelle mani dei loro nemici, e in
modo drammatico, oltretutto!
Quale paura può fare, per contro, l’accettazione di
Cristo, e Cristo crocifisso, anche per coloro che sostengono di non avere
fede? Gesù Cristo è il pilastro portante di tutta la nostra cultura
occidentale, e ha forgiato la nostra civiltà nel suo pensiero, nell’arte,
nelle leggi e nel diritto, e se è vero che per un credente Gesù Cristo è il
Figlio di Dio fatto uomo con tutto il patrimonio di fede e di dottrina che
egli ci ha lasciato e al quale il credente è chiamato ad aderire fermamente,
è altrettanto vero che anche per i non credenti Gesù Cristo dovrebbe
comunque rappresentare un punto di riferimento indiscutibile, se non altro
come Profeta, o come Saggio, o come benefattore dell’umanità, ricco di bontà
e misericordia che ha tracciato le vie della Giustizia, della Civiltà,
dell’Amore, del Perdono, del Progresso in ogni campo, perché il
cristianesimo è aperto a tutte le bellezze e le scoperte che promuovano
l’uomo, fatto nientemeno che a immagine e somiglianza di Dio, e non schiavo
di un “dio” che lo opprime e tiranneggia.
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Ci si può fare beffe di tutti questi discorsi, eppure il nostro Comitato
Cultura Cristiana, consapevole della gravità di ciò che potrebbe accadere,
vuole lanciare un breve ma significativo messaggio a tutte le persone di
buona volontà, in particolare ai legislatori, politici, autorità civili e
religiose, nella speranza che risvegli le coscienze e mobiliti le migliori
energie di questa nostra “vecchia Europa”.
A tale scopo, ritiene estremamente utile rivisitare il fenomeno dell’Islam
nei suoi contenuti e nella sua storia:
1) I contenuti della fede islamica
2) I 1400 anni di storia dell’Islam.
1) I CONTENUTI: l’unica fonte della dottrina islamica (Shari’ah) è il
Corano, Libro-divinità, consegnato da Maometto ai suoi fedeli. Maometto
(570-632) si sentì investito del compito di sottrarre gli uomini alla
idolatria “sottomettendoli” ad un unico Dio, Allah, un Dio lontano,
inconoscibile, impenetrabile all’intelletto umano, arbitro assoluto di
tutto, che esige la punizione dell’uomo anche con la mutilazione e la morte
violenta, un Dio nei confronti del quale l’uomo non ha né libertà né
responsabilità. Due conoscitori della legge coranica, Bausani e Fahad, fanno
notare che l’Islam, non ammettendo la conoscenza razionale di Dio e del
mondo, fonda le sue conoscenze solo sulla fede come valore assoluto, cioè su
un fideismo cieco in nome del Corano, dove prevale una concezione della vita
fatalistica e sensuale.
Siamo ben lontani dalla teologia cattolica la quale insegna che Dio è nostro
Padre, ricco di misericordia, rispettoso della libertà dell’uomo, fatto a
Sua immagine e somiglianza, un Dio che si fa conoscere all’intelletto umano
non solo attraverso l’opera della creazione ma soprattutto attraverso
la Rivelazione
di Gesù Cristo, suo Figlio fatto uomo; questo Dio che ama l’uomo a tal punto
da affidargli un preciso Comandamento: quello dell’Amore.
Ma la difficoltà più grossa per un’intesa con l’Islam non riguarda solo
l’aspetto teologico-religioso ma investe anche l’ambito cosiddetto “laico”,
cioè quello civile, sociale e legale perché la visione dell’uomo, della
vita, della società, della famiglia, della legge, è del tutto stravolta.
Infatti:
• l’Islam non conosce il concetto di “persona” come
soggetto di diritto, concetto tipicamente cristiano, ma solo il diritto
della “ummah”, cioè della comunità, alla quale il singolo viene sacrificato;
• l’Islam non concepisce la famiglia intesa come libera scelta di un uomo e
di una donna, ma come scelta unilaterale di un uomo che decide di “comprare”
una o più donne, le quali sono escluse dalle decisioni e dalla vita del
marito, e possono essere ripudiate e private dei figli in qualunque momento.
Maometto, che ebbe una ventina di mogli, più le concubine, sancì il diritto
dell’uomo alla più libera poligamia, a spese della donna (Cor.IV,3).
• l’Islam non concepisce il concetto di libertà, né quella personale, né di
associazione, né di stampa, ecc. Chi non riverisce Maometto oppure osa
obiettare un qualunque punto del Corano viene ucciso senza processo perché
il Corano è l’unica legge, religiosa e civile, immutabile e intoccabile.
Carlo Sgorlon in un articolo sul quotidiano “Il Tempo” affermava: “Il
maomettano “tipo” non si integra, chiede che ogni suo costume religioso sia
rispettato, ma egli nulla concede al cristiano perché il vero mussulmano non
cede mai, non conosce né la tolleranza, né la mutazione di atteggiamento. O
fai ciò che lui vuole, oppure si arriva alla guerra.
• l’Islam divide il mondo in “territorio dell’Islam” e in “territorio di
guerra degli infedeli” e quest’ultimo deve essere conquistato con la “guerra
santa”, obbligo imposto da Dio a tutti i musulmani finché il mondo intero
non sia stato “sottomesso” ad Allah, cioè allo Stato Islamico. Anche la
penetrazione silenziosa dei musulmani attraverso l’immigrazione punta alla
conquista del mondo. (Vignelli, “L’invasione silenziosa”, Ed. Minotauro).
Mons. Fouad Twal, arcivescovo di Tunisi, in una dichiarazione sulla rivista
“Nuntium”, afferma che l’Islam è portatore di un modello di società mirante
all’istituzione di uno Stato teocratico e totalitario fondato sulla “Shari’ah”,
e che la “Jiahad”, la guerra santa, non è un aspetto marginale dell’Islam,
ma costituisce un obbligo grave del credente, e contro coloro che hanno
voluto interpretare questo termine in modo riduttivo, come se fosse solo un
combattimento spirituale, l’Arcivescovo risponde che i testi e i fatti sono
chiari: “Si tratta di una vera lotta armata contro gli infedeli, cioè contro
tutti coloro che non sono musulmani. E’ la religione della forza perché si
impone solo con la forza e cede solo davanti alla violenza. Islamismo e
violenza fanno parte integrante dell’Islam”.
Recita infatti il Corano: “Vi è prescritta la guerra,
anche se non vi piace” (Cor.2,216). “Uccidete gli idolatri ovunque li
troviate” (Cor. 9,5). “Profeta! Lotta contro gli infedeli e gli ipocriti e
sii duro con loro” (Cor. 66,9). In questa lotta gli “infedeli” non possono
rivendicare alcun diritto inerente la loro condizione di esseri umani,
perché l’Islam non riconosce, come soggetti giuridici, persone o Stati non
musulmani, e nemmeno riconosce i diritti dei prigionieri che sono
“proprietà” dei vincitori. La schiavitù abolita in Occidente dal
Cristianesimo, è legittimata nei Paesi islamici perché riconosciuta
ufficialmente dal Corano (Cor.2,221)
2) I “1400”
ANNI DI STORIA. Come si è diffuso l’Islam? A forza di guerre. Ne diede il
primo esempio il fondatore, Maometto, trucidando sia i “popoli idolatri”,
che dovevano essere ricondotti alla fede in un solo Dio, sia il “popolo del
libro”, cioè Cristiani ed Ebrei presenti in Arabia con numerose comunità. A
soli vent’anni dalla morte del “Profeta” gli arabi musulmani, condotti dal
califfo Caleb, conquistarono
la Palestina,
tutta l’Africa cristiana mediterranea, sconfissero l’impero persiano e
minacciarono Bisanzio. Quindi dal Marocco passarono in Spagna, cacciarono i
Visigoti e da lì avrebbero invaso l’Europa se non fossero stati fermati a
Poitiers da Carlo Martello (732). Quegli arabi musulmani che rimasero in
Spagna dopo la sconfitta di Poitiers costituirono una forte comunità, sempre
più insidiosa e aggressiva per il resto d’Europa. Solo dopo ben sette
secoli, nel 1482, con il Re Ferdinando d’Aragona, gli arabi furono cacciati.
Il contatto con la civiltà greco-bizantina e romano-cristiana plasmò per
qualche secolo la durezza di quei guerrieri che seppero dare il meglio di sé
come filosofi e scienziati.
Tuttavia dal secolo XV° la cultura islamica cominciò un inesorabile declino.
L’indole bellicosa dell’Islam arabo, resa ancor più terribile dalla presenza
massiccia dei Turchi musulmani (Ottomani), riemergeva prepotente minacciando
seriamente tutta la civiltà cristiana. In questo spirito di difesa della
cultura occidentale i cristiani combatterono a Lepanto (1571), a Vienna
(1683), a Belgrado (1717) impedendo l’avanzata mussulmana in Europa.
Le stesse Crociate condotte dai cristiani contro l’Islam tra il XII° e XIII°
secolo nulla hanno da spartire con le guerre sante islamiche perché le
Crociate furono spedizioni militari promosse non per imporre la fede
cattolica, ma per liberare i luoghi santi occupati dai musulmani che
impedivano l’accesso, pena la morte, ai pellegrini cristiani. Se l’Europa
non è diventata musulmana, lo si deve anche alle Crociate, nonostante i
limiti e gli errori dei suoi crociati che non sempre sono stati all’altezza
del loro compito.
La rivista Mashrek International rendeva pubbliche le risoluzioni prese dal
Consiglio Islamico tenuto a Lahore (Pakistan) nel 1980, le quali stabilivano
che “la regione mediorientale deve essere tutta islamica entro il 2000. I
gruppi popolari che non appartengono al credo islamico devono essere
distrutti”. Così è realmente avvenuto. Commenta a tale proposito l’islamista
prof. Onorato Bucci che dal Libano, in quindici anni di guerra civile, senza
contare il numero dei morti trucidati, si è avuto un drammatico esodo di
oltre due milioni di cristiani, maroniti e di altre confessioni, in Europa e
nelle Americhe. Non meno drammatica, continua Bucci, la situazione nelle
altre Nazioni mediorientali: Egitto, Turchia, Siria e, più recentemente,
Sierra Leone, Sudan, Nigeria, isole Molucche, isola di Timor e tutta
l’Indonesia in generale che hanno subito eccidi incalcolabili e la cui
popolazione, prima in maggioranza cristiana, è ora per forza quasi tutta
mussulmana. Miseria e fame in Africa sono dovute in buona parte all’avanzata
islamica in quelle terre dove, come denunciano gli stessi missionari
costretti a fuggire, i terroristi distruggono tutte le opere da questi
compiute: pozzi, impianti idrici, scuole, cooperative agricole ecc. ecc.
Anche nelle Filippine, mansueto Stato cattolico, è entrato un gran numero di
musulmani che vuole creare uno Stato musulmano a suon di guerre,
persecuzioni e uccisioni. Come abbiamo potuto constatare dai fatti di Madrid
e di Londra, ci sono molte ragioni per credere che anche in Italia e in
Europa potrebbe accadere la stessa cosa e non si limiteranno certo a qualche
episodio sporadico di terrorismo sparso qua e là in poche città! La loro
specialità è l’insistenza e la tenacia con cui vogliono perseguire i loro
obiettivi. A tutti è noto il recente massacro in Nigeria di 250 cristiani a
causa di una innocentissima frase su Maometto! C’è di che riflettere! Il
bilancio dei cristiani uccisi nel mondo, in prevalenza dove vige la shari’ah
islamica, è di circa 160.000 vittime all’anno, come documenta Antonio Socci
nel suo libro “I cristiani perseguitati”
Mons. Bernardini, da oltre 40 anni Arcivescovo di
Smirne in Turchia, ha dichiarato “Durante un incontro sul dialogo
islamo-cattolico, un autorevole personaggio musulmano disse ai partecipanti:
“Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre
leggi religiose vi domineremo”. E aggiunge il Prelato che c’è proprio da
crederci perché il “dominio” è già cominciato con i petroldollari, usati non
per creare lavoro nei paesi poveri del Nord Africa o del Medio Oriente, ma
per costruire moschee nei paesi cristiani attraverso l’immigrazione
continua. Come non vedere in questo, continua l’Arcivescovo, un chiaro
programma di espansione e di riconquista? I musulmani, infatti non sanno
creare industrie, non sanno installare impianti di raffinerie con il loro
petrolio per mantenere la propria gente che scappa qui da noi se vuole
vivere con dignità, ma hanno fama di essere magnifici guerriglieri che non
temono la morte (…). Com’è possibile che questi timori non sorgano mai nella
mente dei nostri politici?”
Davanti a questa prospettiva, che significato hanno
parole come “dialogo” o “pace”? Significano forse un atteggiamento passivo e
rinunciatario come il massimo bene da raggiungere, grazie al quale si può
avere salva la vita perdendo la propria identità e la propria libertà? Una
simile concezione di pace non significa solo rifiuto della guerra ma diventa
una dottrina, uno stile di vita, un mito irenico e relativistico secondo il
quale non esiste alcuna verità da difendere. Questa pace falsa in nome della
quale vengono sepolte non solo le armi ma anche i princìpi, i valori, la
fede, l’onore, la cultura di tutto un popolo, non fa altro che modellare una
povera umanità-fantoccio in balìa dei prepotenti.
Inoltre è da stolti, a questo punto della situazione, continuare a criticare
o l’America per le sue invadenze belliche (dimenticando anche quanta libertà
ha procurato nel mondo grazie a questa “invadenza”!), o
la Germania,
o
la Russia o
altre Nazioni, compresa la nostra, per il loro passato tirannico o per il
loro ambiguo comportamento in sede diplomatica o legislativa! Che piaccia o
no, qui si sta profilando una guerra mondiale fra mondo Islamico e mondo
Occidentale, vale a dire, “fra Cristiani e Musulmani”, come sembra sia stato
riscontrato anche da uno scritto profetico di Santa Bernardetta rinvenuto in
un armadio degli archivi vaticani.
CHE FARE?
Nonostante questa visione terribilmente realistica e drammatica della
situazione odierna, si può comunque affermare con sicurezza che un rimedio
c’è contro l’avanzata musulmana e dobbiamo cercarlo nell’esempio di fede di
coloro che sono riusciti ad allontanare l’Islam nei secoli scorsi. Tutti
avevano un solo denominatore comune: la fede in Gesù Cristo e in Maria
Santissima.
• Il principe carolingio Carlo Martello che sconfisse i musulmani a Poitiers
nel 732 attribuì alla Madonna la sua memorabile vittoria conseguita un
sabato di ottobre e come segno di riconoscenza fondò gli Ordini
cavallereschi consacrati alla Madonna;
• i sovrani di Spagna nel 1240 e nel 1481 riuscirono nella difficilissima
impresa di allontanare i “Mori” dall’Europa solo perché si affidarono alla
Madonna assieme a tutto il popolo;
• a Lepanto nel 1571 le potentissime flotte turche furono vinte dalle poche
navi cristiane male equipaggiate grazie al Santo Rosario che Papa San Pio V
aveva chiesto di pregare a tutti i cristiani;
• a Vienna nel 1683 Papa Innocenzo XI prescrisse a tutti i conventi e le
chiese di implorare il favore di Maria Vergine perché si trovasse il
comandante giusto contro l’avanzata dei turchi, ormai arroccati sulle
colline di Vienna, pronti per il decisivo attacco. In quella stessa
circostanza Giovanni III Sobiesky, re della Polonia si sentì ispirato ad
andare a Vienna deciso a guidare la battaglia. Prima di scendere in campo,
partecipò come chierichetto alla Santa Messa celebrata da Padre Marco
d’Aviano (che è stato beatificato da Papa Giovanni Paolo II) implorando
l’aiuto di Cristo per intercessione della Madonna. Si narra che padre Marco,
quando dall’altare alzò il crocifisso sulle colline circostanti i cristiani
scesi in campo, sentirono una forza inaspettata che mise in fuga i turchi in
modo strepitoso e del tutto inspiegabile, visto l’esiguo numero delle nostre
truppe e il loro immenso terrore davanti alla ferocia dei turchi disposti a
tutto.
• a Belgrado il 15 agosto 1717 Eugenio di Savoia fermò l’avanzata turca dopo
essersi consacrato alla Madonna e averle offerto le sofferenze di tutte le
sue truppe.
Quella che forse si presenterà, infatti, non sarà solo una lotta fra gli
uomini ma vedrà direttamente impegnate le potenze dei Cieli ed è per questo
che dobbiamo far leva su mezzi spirituali, soprannaturali, vale a dire sul
Santo Rosario e sulla Messa:
SOLO CON “CROCE E S. ROSARIO” VINCEREMO IL
TERRORISMO ISLAMICO.
Concludendo: come nel Vecchio Testamento Dio ha
permesso che il popolo eletto venisse fatto prigioniero e deportato in
Babilonia a causa delle sue ripetute infedeltà, così ora noi ci troviamo di
fronte ad una alternativa che, ci piaccia o meno, segnerà il nostro futuro:
o siamo fedeli a Cristo, e a “Cristo Crocifisso”, senza timore di rendergli
testimonianza esponendolo nelle nostre case, nelle scuole, negli ospedali e
nei luoghi di lavoro, oppure la conseguenza inevitabile non sarà certo
quella di vivere pacificamente in uno Stato “laico”, cioè libero da tutte le
religioni o tradizioni, come vorrebbero farci intendere certi nostri
politici, ma finiremo inevitabilmente schiavi di uno Stato teocratico, che
sarà la tirannia peggiore di tutte quelle forme di totalitarismo che hanno
sconquassato l’Europa, soprattutto dell’Est, in questo secolo appena
passato. Purtroppo in tutto questo non siamo incoraggiati nemmeno dagli
uomini di Chiesa che tacciono perché pare non si rendano conto della gravità
del momento storico presente!
Dobbiamo avere fiducia nelle parole di Gesù Cristo “Coraggio! Io ho vinto il
mondo”; solo nel suo nome usciremo vittoriosi, “CHRISTUS VINCIT!”.
In tal modo si realizzeranno anche le parole della Madonna a Fatima :”Alla
fine il mio Cuore Immacolato trionferà e si avrà un millennio di pace, di
prosperità e di progresso”. Ella infatti vuole essere vera Madre di tutti i
suoi figli, anche dei musulmani, e anche questi, dicono le profezie, avranno
dei segni particolari dal Cielo e capiranno. Questa è la nostra speranza e
l’invito che rivolgiamo accoratamente a tutti i costruttori della vera pace.
Patrizia Stella