

La Chiesa è stata edificata da Gesù Cristo
per perpetuare la sua missione di salvezza.
E' stata affidata a
Pietro e agli Apostoli per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime.
Questo legame tra Chiesa e Gesù è fondamentale.
La separazione,
operata da alcuni intellettuali, tra Gesù Cristo e la sua Chiesa, ha portato ad
identificare nostro Signore con un maestro di morale, un riformatore religioso
e sociale, un rivoluzionario e così di seguito.
La conseguenza di
ciò è che Dio diventa, a mano a mano, un “dio fai da te”, cioè di un
idolo. Il legame tra Gesù e la Chiesa è, invece, fondamentale, in quanto è
radicato nel mistero dell'Incarnazione.
Dio ha scelto di
farsi uomo, nascendo da una donna (Gal. 4,4) per poterci salvare. Esiste,
pertanto, un profondo legame che unisce Gesù, Maria sua madre e il suo corpo mistico, la Chiesa.
Alla luce dei
Vangeli e degli scritti del Nuovo Testamento, anche l'Antico si rivela pieno di
allusioni a Gesù e alla sua missione.
Orbene, tutti
questi scritti non ci autorizzano a concepire un Gesù separato dalla Chiesa.
Leggendo il Nuovo
testamento, infatti, incontriamo il termine “regno di Dio” (usato
ben 122 volte nei Vangeli), il cui significato è complesso: “Il tempo è
compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc
1,15).
Certamente, Gesù
non sta parlando di un regno terreno, nel senso di territorio; parla,
piuttosto, di dominio, signoria.
Egli intende dire
che Dio vuole stabilire con gli uomini un rapporto totale, che li riguarda non
solo come individui, ma anche nella loro dimensione sociale.
L'affermarsi del
regno, allora, non riguarderà solo la fine della storia dell'umanità, “perché
il regno di Dio è in mezzo a voi!” (Lc 17,21),
anche se il regno si realizzerà pienamente solo alla fine dei tempi:
“io non
berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò di nuovo nel
regno di Dio” (Mc 14,25).
Dalle parole di
Gesù, dunque, comprendiamo che il regno è qualcosa che già c'è, ma che non
ha ancora raggiunto la sua piena perfezione.
Qualcosa che già
c'è: non si tratta di un ideale; di un'astratta aspirazione; di un'ideologia
che unisce un confuso movimento di persone; di una corrente di pensiero.
Il regno di Dio è
una presenza da accogliere, “a cui corrisponde una convivenza di persone attorno
a Gesù, con un preciso carattere e una incipiente organizzazione” (don Pietro
Cantoni).
La Chiesa è questa
convivenza di persone; essa non s'identifica puramente e semplicemente con il
Regno, ma del Regno è “il germe e l'inizio” (Lumen gentium,
5).
La Chiesa è lo strumento
e il sacramento attraverso cui il Regno di Dio si attua nella storia.
Ma Gesù non si
limita a raccogliere intorno a sé le folle, recluta un “piccolo gregge”(Lc 12,32), i suoi discepoli, con cui instaura un tipo
di vita diverso rispetto agli altri: è un tipo di vita così intimo e familiare
da considerare ogni suo membro come fratello e sorella e
madre
(Mc 3,33 – 35; Lc 8,21; Mt 12,50).
A questo piccolo
gregge rivela, infatti, “i misteri del regno” (Mt 13,11); li avverte dei
pericolo a cui andranno incontro (Mt 10,16 – 42); insegna loro un modo
nuovo di pregare (Mt 6,9 – 13).
Gesù, quindi, si
preoccupa di dare una struttura alla cerchia dei suoi discepoli; che questa
struttura sia organizzata ed abbia anche una continuità nella storia.
La scelta dei
dodici apostoli ha, pertanto, un carattere particolare nell'agire di Gesù.
Prima di ogni atto
importante il Signore si ritira a pregare: lo fa all'inizio del suo ministero,
ritirandosi per quaranta giorni nel deserto; lo fa
nell'ora della sua passione, con la preghiera nel Getsemani;
lo fa, infine, quando sceglie la sua Chiesa
(Lc
6,12 – 16).
Dal silenzio della
montagna e da quello della vita intima di Dio scaturisce la scelta decisiva: il
nuovo popolo di Dio.
Come Dio aveva
creato il mondo e la comunità umana; come Dio aveva scelto il popolo delle
dodici tribù, così ora il Verbo chiama all'esistenza un nuovo popolo che deve
essere il segno, lo strumento dell'avvento del Regno di Dio.
I dodici apostoli
assumono subito un posto di preminenza e di autorità, rispetto al più vasto
gruppo dei discepoli “In verità vi dico:... siederete anche voi su dodici
troni a giudicare le dodici tribù di Israele” (Mt 19,28).
I dodici hanno una
tale autorità, da partecipare alla stessa missione di Cristo
“Chi accoglie
voi, accoglie me e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato”(Gv 13,20) e “Come il Padre ha mandato me, anch'io mando
voi” (Gv 20,21).
La missione di Gesù
viene dall'eternità ed è destinata a dispiegarsi nel tempo
“tutti i giorni,
fino alla fine del mondo”(Mt 28,20).
Questo nucleo iniziale, composto da dodici
persone, risulta strutturato al suo interno, perché Pietro assume, fin
dall'inizio ed inequivocabilmente, il ruolo di guida.
E' Gesù stesso che lo sceglie e lo pone
alla guida della Chiesa: “Tu sei Pietro
e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16,16 – 19),
dando
a Pietro l'incarico di Principe degli Apostoli di guidare l'intero gregge, cioè
la Chiesa universale (Gv 21,15-17).
Lo scopo di Gesù è evidente: perpetuare,
attraverso la Chiesa, la sua presenza e la sua opera nella storia e la Chiesa è,
perciò, il popolo di Dio, il Regno di Dio già presente nel mondo.
Se questo popolo,
se questa comunità, la cui esistenza e la cui struttura è stata voluta
direttamente da Dio, i suoi membri non sono autorizzati a modificarla, essendo
la Chiesa il corpo mistico di Gesù.
.
II parte
Gesù
ha fondato una Chiesa. Egli stesso ha voluto che esistesse una comunità di suoi
discepoli che fosse organizzata ed avesse una continuità nella storia.
Bisogna capire ora come individuare la Chiesa fondata da Gesù tra le tante
confessioni cristiane oggi esistenti.
Appartenere alla vera Chiesa è, infatti, necessario per la salvezza di ciascuno
di noi. Noi vogliamo appartenere alla comunità da Lui fondata; tuttavia,
affinché una di quelle chiese oggi esistenti sia riconosciuta come la Chiesa
di Gesù non è sufficiente che essa dica di esserlo e che si richiami a Lui:
occorre che storicamente risalga alla Sua istituzione; occorre, cioè,
poter dimostrare di essere stata voluta e fondata da Gesù Cristo.
Quale chiesa, quale organizzazione, comunità o movimento può vantare una
continuità storica da Gesù e gli apostoli fino ad oggi?
Prenderemo, allora, in esame le varie aggregazioni che si definiscono cristiane
e verificheremo storicamente quale di esse ci conduce fino agli apostoli e
quindi a Gesù.
Cominciamo dalla Riforma protestante e dai suoi derivati.
Il
vasto mondo del protestantesimo conta oggi molte migliaia di denominazioni: tra
queste può trovarsi la vera erede della Chiesa di Gesù Cristo?
Tutte
queste organizzazioni che appartengono al protestantesimo o che da esso ne
discendono, non possono sostenere né dimostrare di essere state
fondate da Gesù: al massimo possono solo dire di ispirarsi a Lui.
La
loro nascita, infatti, è storicamente databile e attribuibile ad
un artefice umano:
·
Valdo
ha fondato, nel 1215, la comunità dei valdesi;
·
con Lutero,
nel 1520, nascono i luterani;
·
nel 1533, Calvino
fonda la Chiesa calvinista;
·
Enrico VIII
dà vita alla Chiesa anglicana, nel 1533;
·
nel 1720, nascono i
metodisti con J. Wesley;
·
con J. Smith,
nel 1830, nascono i mormoni;
·
W. Miller,
nel 1844, fonda la comunità degli avventisti;
·
C. Russell,
nel 1870, dà inizio al movimento che poi prenderà nome testimoni di Geova;
·
e tanti altri gruppi
che ogni giorno nascono e muoiono nell’immensa e variegata galassia protestante.
Se
guardiamo bene alla storia di ognuno di essi, ci rendiamo subito conto di una
difficoltà insormontabile: per poter affermare che uno di questi gruppi sia la
vera Chiesa di Gesù occorre sostenere che tra l’epoca di Gesù e la fondazione
del gruppo c’è stato un vuoto di 1200, 1500 o addirittura di 1800 anni. Durante
questo vuoto, infatti, la vera fede cristiana sarebbe sparita dalla faccia della
terra, fino al momento in cui un tizio, Lutero, Calvino, Russell, finalmente
reinventa il cristianesimo!
Questa tesi, oltre ad essere razionalmente assurda, è biblicamente
insostenibile.
Avere
la presunzione, per esempio come fa il geovismo, di essere la vera
organizzazione fondata da Cristo, bisognerebbe affermare che Gesù scherzava
oppure si sbagliava quando prometteva a noi tutti “Io sono con voi ogni
giorno, sino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
Dov’erano i seguaci di Cristo dall’epoca degli apostoli fino al 1870, anno in
cui Russell diede vita alla sua chiesa? E Gesù dov’era, cosa faceva?
Gesù,
com’è noto, ascese al cielo intorno al 33 d. C.. Russell diede vita alla sua
organizzazione circa 1840 anni dopo (L’uomo alla ricerca di Dio, ed. Watch
Tower – 1990, pag. 350).
Il
geovismo insegna che, a partire dall’anno 100 d.C., si insediarono a capo della
Chiesa falsi pastori che introdussero dottrine babiloniche e pagane, al punto
che – secondo Russell e i suoi successori – la cristianità intera apostatò e la
Chiesa di Cristo cadde nelle mani di satana e il mondo piombò nelle tenebre più
fitte. Tutto questo dal 100 d.C. al 1870 d. C.. C’è un buco di 1770 anni,
in cui non è mai esistita una chiesa, una organizzazione o un movimento con
caratteristiche strutturali e dottrinali simili a quella che si è insediata dal
1870 a Brooklyn, negli USA.
Secondo la pretesa geovista, quindi, Dio avrebbe permesso il trionfo della
menzogna per oltre 17 secoli.
E’ del
tutto evidente che questa tesi è assurda e non trova alcun fondamento biblico:
essa è stata inventata per giustificare la mancanza di un collegamento storico
tra il geovismo e la vera Chiesa di Cristo.
E’
così chiaro che non c’è alcun legame tra la Chiesa fondata da Gesù e
l’organizzazione di Geova che il geovismo arriva a contraddire la Bibbia stessa
pur di giustificarsi: “E io ti dico: Tu sei Pietro e su questo masso di
roccia edificherò la mia congregazione e le porte dell’Ades non la
sopraffarranno” (Mt. 16,18 – Traduzione Nuovo Mondo, ed. 1987).
Delle due l’una: o Gesù ci stava ingannando, quando disse che l’Ades non avrebbe
sopraffatto la sua Chiesa, oppure il geovismo mente; e se mente non è la vera
Chiesa di Cristo.
Passiamo adesso ad esaminare un
altro gruppo di Comunità cristiane. Si tratta delle antiche Chiese orientali e
di quelle ortodosse.
Le
Chiese orientali, come quella Assira, Copta, Giacobita, Armena, Etiopica,
sono Comunità situate nell’allora periferia orientale dell’impero romano e
separatesi dal resto della cristianità tra il V ed il VI secolo; le altre sono
le 19 Comunità frutto della scissione della Chiesa bizantina da quella Latina
avvenuta nel 1054.
A
differenza di quelle protestanti, queste Chiese, pur resesi autonome in un dato
momento storico, non nascono in quel momento; pertanto, a giusto titolo,
possono essere riconosciute come apostoliche. Partendo dai loro vescovi,
infatti, si può risalire a ritroso, di vescovo in vescovo, fino agli apostoli.
Troviamo, allora, il primo elemento essenziale per poter
individuare la vera Chiesa di Gesù Cristo: la successione apostolica.
La
successione apostolica, cioè, la continuità storica è garanzia di fedeltà
all’istituzione divina della Chiesa.
La
successione apostolica, tuttavia, da sola non basta: essa,infatti, garantisce
una fedeltà parziale, in quanto, queste Chiese, che si definiscono autocefale,
vivono in modo autonomo l’una dall’altra il loro essere Chiesa. La
conseguenza è che esistono tante Chiese, ognuna delle quali fa capo a sé stessa.
Nel
Vangelo, invece, Gesù ha sempre parlato di una sola Chiesa. I suoi discepoli non
devono formare una confederazione di organizzazioni autonome, ma sono chiamati a
realizzare in terra l’unità di Dio (Gv. 17,21).
Allora, il secondo elemento per distinguere la vera Chiesa di
Cristo è l’unità.
E’ lo
stesso Gesù che ha voluto stabilire il fondamento di questa unità: ha posto a
capo degli apostoli quel Simone a cui, in vista dell’alto incarico affidatogli,
cambierà il nome in Pietro (Mt 16,18). Come Giacobbe, al quale Dio cambiò
il nome in Israele, facendolo capostipite del popolo eletto (Gn 35, 9 - 11),
anche Pietro è fatto capostipite del nuovo popolo di Dio. Egli avrà le chiavi
del Regno dei cieli (Mt 16, 19); dovrà guidare e confermare i fratelli
nella fede (Lc 22,31); avrà, inoltre, la responsabilità di pascere
agnelli e pecorelle, cioè l’intera Chiesa, fedeli, sacerdoti e vescovi (Gv
21,15).
Per
individuare la vera Chiesa fondata da Gesù occorre identificare un terzo
elemento.
Questo
elemento è dato dalla continuità del mandato tra Pietro e i
successivi vescovi di Roma, fino all’attuale Benedetto XVI.
A
partire da Pietro, fino al VI secolo d. C., l’autorità del pontefice romano non
è mai stata messa in discussione.
Sarà
solo a partire dal VI secolo che, prima le Chiese orientali, poi quelle
Ortodosse ed, infine, le Comunità della Riforma negarono tale autorità.
Tra il
I ed il V secolo vi sono numerose testimonianze che attestano la consapevolezza
dei vescovi di Roma di essere successori di Pietro e, quindi, vicari di Cristo
in terra. Papa Clemente I (92 – 99) intervenne con la sua autorità per dirimere
una questione dottrinale, scrivendo una lettera ai cristiani di Corinto. Tale
lettera era tenuta così in alta stima da essere letta, al pari dei libri
biblici, nelle liturgie pubbliche.
A ciò
si aggiunga che tutti i vescovi, sia quelli d’Oriente che d’Occidente,
accettavano e invocavano l’intervento del vescovo di Roma, accettandone il
primato.
Il
vescovo Ireneo di Lione, alla fine del II secolo, nel suo famoso scritto contro
le eresie, afferma che l’apostolicità della dottrina di una comunità
cristiana è provata dalla possibilità di dimostrare l’origine apostolica del suo
vescovo, attraverso una successione ininterrotta, andando a ritroso dal presente
all’età apostolica.
I
passi del Vangelo riguardanti Pietro sono interpretati, dai Padri della Chiesa e
dai grandi teologi dell’antichità, nel senso del primato dell’Apostolo, ponendo
questi brani in relazione all’ufficio del vescovo di Roma. In tal modo,
riconoscono la continuità tra l’Apostolo e i suoi successori.
Alla
luce di tutto questo, possiamo dire con sicurezza che né i seguaci della
Riforma, né i fedeli delle Chiese d’Oriente, ma solo la Chiesa Cattolica
possiede i requisiti di unità e apostolicità che garantiscono la
sua santità, cioè la sua origine divina: per questo nel Credo
professiamo la Chiesa “una, santa, cattolica e apostolica”.
A
questo punto, partendo dalla Chiesa di Gesù, come emerge dagli scritti del Nuovo
Testamento e arrivando fino alla Chiesa Cattolica di oggi, possiamo riscontrare
una sostanziale continuità:
·
continuità
dottrinale: solo
la Chiesa Cattolica ha conservato fedelmente il cosiddetto patrimonium fidei
, cioè la dottrina di Dio uno e trino, su Gesù, sulla redenzione umana, sul
nostro destino finale, così come l’ha ricevuto da Gesù;
·
continuità
sacramentale: solo
la Chiesa Cattolica celebra il sacrificio della Messa e i sette sacramenti, come
li ha istituito nostro Signore;
·
continuità
gerarchica: solo la
Chiesa Cattolica riconosce l’autorità di Pietro nel vescovo di Roma, come la
riconoscevano gli apostoli e come aveva voluto Gesù.
Miles Christi
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