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Pastore protestante: la "laica" Turchia smetta di prenderci in giro.
Il religioso cristiano dice ad AsiaNews che gli arresti di cinque giovani, accusati della strage di Malatya, e le grida contro lo scandalo della violenza nascondono la realtà della situazione di un Paese islamico dove manca la libertà religiosa e si diffondono false accuse contro i fedeli di Gesù.
Ankara (AsiaNews) – Cinque giovani arrestati per l’uccisione dei tre impiegati della casa editrice cristiana Zirve di Malatya. Poco più che ragazzi, come lo erano gli assassini di don Andrea Santoro e del giornalista, cristiano, Hrant Dink, ai quali sembrano state trovate farneticanti dichiarazioni religiose. Finiscono qui le notizie di oggi, accompagnate da dichiarazioni - per lo più generiche - di condanna da parte del mondo politico turco. E’ la situazione che viene denunciata nella riflessione data ad AsiaNews da pastore protestante che vive in Turchia, dove la “laicità” dello Stato vale solo per i cristiani, mentre i media troppo spesso avallano, quando non promuovono, una campagna di disinformazione e diffamazione, Anche in questo caso, appaiono significative le affermazioni, a caldo, del governatore di Malatya, Ibrahim Dasoz, per il quale poteva trattarsi “non di un attacco", ma di uno "scontro interno" alla casa editrice ed i resoconti dei media, dai quali spesso traspare anche la voglia di dare una qualche responsabilità agli uccisi che “distribuivano” Bibbie, attività ritenuta di proselitismo, stigmatizzato come "nemico della Turchia”. Lo stesso ministro per gli affari religiosi, Mehmet Aydin, ha detto tempo fa che coloro che fanno proselitismo "dividono la nazione turca". Questa la dichiarazione del pastore, del quale per evidenti motivi non viene pubblicato il nome.
“Ma dove siamo? Sono disgustato da queste atrocità che sembrano ripetersi sempre più con maggiore violenza, proprio in quella che si vanta di essere una nazione laica e democratica a maggiorana musulmana. Ma dove è il rispetto per le differenze, per le minoranze etniche e religiose presenti sul territorio? Ci eravamo quasi abituati al continuo sottofondo di accuse e calunnie di proselitismo, di distribuzione di soldi e di fede, ci eravamo quasi abituati ad essere continuamente bollati come ‘infedeli acchiappa musulmani’, che – poverini – si lasciano da noi plasmare e convincere da una manciata di dollari infilati in una Bibbia. Ma mai avremmo pensato che sarebbero potuti arrivare ad un gesto così atroce come quello di ieri, perpetrato nel nome di quel Dio, oltraggiato da noi cristiani.
Come è possibile continuare a credere a queste fandonie? Perché nessuno si è mai messo veramente in ascolto dei convertiti, delle loro tragedie, delle loro fatiche, della loro speranza ritrovata in Cristo morto e risorto per loro? Perché non ci hanno mai chiesto, con sincerità e desiderio di incontro nella fede, qual è il Dio in cui noi crediamo? Vogliono spaventarci, vogliono annientarci, ma questi omicidi rivelano che sono loro ad avere paura, che sono loro che, non avendo motivazioni vere per contrapporsi a noi e mettersi a dialogare e confrontarsi, preferiscono ricorrere alla violenza per azzittirci.
Quello di ieri è stato un gesto tremendo: tre impiegati sono stati brutalmente ammazzati sgozzando loro la gola dopo essere stati bendati e legati mani e piedi alle proprie sedie. Ma ancora una volta pare che sia il gesto di cinque fanatici ragazzini universitari fuori di testa, che hanno compiuto questa ferocità per amore di Allah. Ma perché continuiamo a prendere e a prenderci in giro? Ora qui in Turchia nuovamente tutti gridano allo scandalo per questo incubo di odio religioso che continua, ma nessuno ha il coraggio di prendere realmente posizione, di condannare non solo questo odio religioso, ma anche tutti quei mass media che con una subdola, e neppure celata, propaganda continuano ad imbottire in cervello della gente convincendo la gente che i cattivi siamo noi, che vogliamo cancellare la loro identità, cambiare il loro credo, strapparli dalla loro fede nel Dio di Maometto. Ma non è forse il contrario? Guardiamo i numeri, guardiamo le proporzioni: ci dicono che dai tempi di Ataturk è proibito costruire nuovi luoghi di culto e per questo non siamo autorizzati ad aprire nuove chiese se non dove c’è una presenza di cristiani (stranieri!), ma le moschee crescono come funghi in tutta la Turchia. Ci dicono che, sempre per una legge di Ataturk, non si possono avere corsi di formazione cristiana, seminari e quindi, a quanto pare – visto quello che è successo ieri – strumenti didattici per istruire e formare i nostri cristiani. Ma perché tutti tacciono sui corsi di Corano che vengono istituiti tutte le estati nelle scuole pubbliche per bambini e bambine?
Hanno paura delle conversioni, manco fossimo uno stuolo di missionari che battezziamo a tutto spiano: contiamo i nuovi convertiti al cristianesimo, contiamo quanti pastori e religiosi sono presenti sul territorio turco e poi guardiamo quanti imam sono stipendiati mensilmente dallo Stato turco, guardiamo quanti cristiani per motivi di lavoro o di matrimonio passano all’Islam, ci accorgeremmo subito della indebita sproporzione… Se la Turchia vuole essere davvero una repubblica libera, democratica, laica, deve smetterla di prendere in giro e di prenderci in giro. Si impegni piuttosto a tutelare e difendere veramente, fino in fondo, ogni suo cittadino, di più, ogni persona di qualunque etnia, religione o nazione, che si trova sul suo territorio. Ma c’è davvero la volontà a far questo? Chi è che vuol farci odiare questa terra e questa gente che siamo venuti a servire e ad amare e per la quale siamo pronti a dare la vita? Comincino a dirci con tutta onestà chi ci sta dietro agli omicidi che da poco più di un anno devastano la nazione turca, altrimenti: dopo don Andrea Santoro, Hrant Dink, i nostri tre impiegati presbiteriani, di chi è il turno?
Atteggiamento ambiguo e debole di molti occidentali
D’altra parte, gli intellettuali occidentali che lottano per i diritti umani non osano criticare la shariah e tutto ciò che in essa vi è di disumano. Essi cercano invece di trovare scuse socio-politiche per giustificarla. Spesso questi intellettuali si limitano a fare la loro autocritica e hanno paura di criticare gli islamisti. Questo atteggiamento remissivo rafforza la posizione islamista. Per esempio, nell’affare delle vignette danesi su Maometto, le dimostrazioni violente sono cominciate vari mesi dopo, quando il quotidiano aveva già presentato le scuse ai musulmani: solo allora tutto il mondo musulmano si è sentito giustificato nel protestare con violenza. Le scuse (anche quelle della Chiesa) sono percepite dagli islamisti come un marchio di debolezza.
Conclusione
Oggigiorno, ovunque in Italia e nel mondo ci sono incontri interreligiosi, in particolare tra cristiani e musulmani. Dobbiamo ringraziare Dio e le persone di buona volontà per questo fatto. Ma non basta la buona volontà nel dialogo. Mi sembra che si debba fare di più, e cioè metterci d’accordo, musulmani e cristiani autentici - e magari anche chi non crede - per esigere che tutti denuncino, in modo non ambiguo, tutto ciò che è violenza nelle nostre comunità religiose, in particolare, la violenza esercitata in nome di Dio e della religione. Come è stato ribadito più volte dagli ultimi papi, in particolare da Benedetto XVI nel suo ormai famoso discorso di Regensburg del 12 settembre 2006, tale uso della violenza è un pretesa intollerabile, che danneggia l’immagine di Dio – e naturalmente la religione. Più in particolare, finché i musulmani cosiddetti “moderati” non denunceranno i propri confratelli, pubblicamente, nelle moschee e sui mass-media, finché non scenderanno in strada quando ci sono atti di violenza in nome di Dio, non potranno essere chiamati “moderati”. Tawfik Hamid parla addirittura di “terroristi passivi” per indicare tutti quelli che tacciono di fronte agli atti terroristi. Questo silenzio “assordante” dei musulmani “moderati” e – peggio ancora – l’atteggiamento degli intellettuali occidentali che implicitamente tollerano, o addirittura giustificano, l’islamismo semplicemente con la libertà di pensiero e altri argomenti politically-correct, mettono in pericolo la vita di tanti musulmani che lottano in tutto il mondo per un Islam autenticamente pacifico. Sono questi i veri musulmani, che tutti dobbiamo difendere e sostenere, non gli islamisti.
C’è infine una contraddizione interna alla civiltà occidentale. Da una parte ci si presenta come difensori della libertà, della democrazia, della convivenza internazionale, ecc.; dall’altra, appena si parla di altre culture, e in particolare dell’islam, si applicano altre norme in nome del rispetto delle culture e della multiculturalità, questo ultimo dogma delle società laiche! Ma la cultura non è un valore assoluto, paragonabile alla democrazia, alla libertà, all’uguaglianza tra sessi e razze. La cultura va anche criticata, come va criticata la religione, o la laicità. E’ ora che tutti quelli che vogliono una civiltà davvero conviviale si uniscano per difenderla, e se necessario (come lo è in questo momento) per combattere chi, in nome di Dio e della religione, combatte la civiltà e la convivenza. E fra questi – è inutile nascondersi – vi è l’islamismo, fonte del terrorismo.
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