
<<<indietro La nostra avventura
1. I motivi
Spesso le persone hanno la sensazione di trovarsi in un torrente in piena, trascinate, loro malgrado, in un’esistenza che è percepita sempre più come “dilatata”, giacché è sempre più vasto l’orizzonte in cui viene vissuta.
Chiunque, da qualsiasi parte del mondo, può entrare nelle nostre case attraverso la televisione o attraverso internet e cambiare i nostri linguaggi, le nostre tradizioni, le nostre credenze e conoscenze, la nostra coscienza e perfino la nostra personalità.
La globalizzazione è tutto questo e molte altre cose ancora. E’ un fenomeno che ci porta a riflettere sulla straordinaria complessità dei rapporti umani e istituzionali; è ormai difficile riscontrare elementi comuni di identificazione e di condivisione, anche all’interno della stessa famiglia o di uno stesso paese.
Il torrente in piena ha travolto tradizioni e memorie che ne costituivano il patrimonio comune, ha tagliato le radici delle comunità umane.
La sensazione più diffusa è quella di sentirsi inevitabilmente storditi, frastornati e dunque poco consapevoli, poco responsabili, poco capaci di riprendere il controllo pieno della propria vita. Le persone e i rapporti umani diventano, a poco a poco, merce da usare e consumare nel grande supermercato del mondo, dove non c’è posto e tempo per un’autentica spiritualità, per un dialogo con Dio oltre che con se stessi. L’indifferenza nei confronti di Dio e degli altri è, talvolta, la conseguenza di una visione di vita sempre più miope e ristretta, ripiegata su se stessa, avviluppata in un labirinto di attività senza storia, perché vissute al di fuori di un qualsiasi progetto di vita.
Non sono pochi, tuttavia, quelli che cercano di tirarsi fuori dalla corrente, che provano a fermarsi per rendersi conto di quello che succede e magari provare ad ascoltare nuovamente la voce del cuore, della propria coscienza e della propria interiorità.
Nascono o si affermano, così, nuove esigenze di carattere interiore, spirituale o religioso. Si vuole ritrovare un’armonia con se stessi e col mondo, magari anche con Dio; ma, abituati come siamo alla logica commerciale e consumistica, non di rado la trasferiamo anche nei rapporti con Dio ed anche la dimensione religiosa o spirituale rischia di trasformarsi nell’ennesimo campo d’attività commerciale, finalizzata ad uno “stare bene” che prima o dopo rivela la sua illusorietà e la sua falsità.
Si cerca Dio come a tentoni, non sapendo a chi, ma soprattutto dove rivolgersi.
Ecco allora affacciarsi all’orizzonte della nostra esistenza nuove proposte, in apparenza affascinanti, in apparenza capaci di darci le risposte che cercavamo; in apparenza, in grado di soddisfare la nostra sete di spiritualità: sono le sette o i nuovi movimenti religiosi.
Anche personaggi famosi vengono attratti dalle proposte alternative di questi movimenti pseudo-religiosi, addirittura qualche alto prelato.
Sono essi la risposta alla nostra sete d’infinito? Possono darci la salvezza? Possono appagare le nostre ansie, le nostre preoccupazioni? Danno una risposta valida, capace di dare un senso alla nostra esistenza?
Molti, purtroppo, vi aderiscono per scoprire, poi, di essere più soli di prima, più delusi, più aridi di prima.
Anche i nuovi movimenti religiosi non soddisfano la domanda di significato che viene dall’uomo.
Ci si chiede, pertanto, come reagire a tutto questo, che fare.
La comunità cristiana non può essere estranea a tutto ciò, essendo inserita a pieno titolo nelle dinamiche di vita sociale, economica e culturale.
La Gaudium et Spes, uno dei più importanti documenti del Concilio Vaticano II, afferma: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi... sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”.
La Chiesa, quindi, non è indifferente a quel che avviene nel mondo; essa avverte i cambiamenti, non sempre positivi, che riguardano l’identità dell’uomo, la sua dignità, la sua libertà, la sacralità della vita.
Per questi motivi, Paolo VI, facendosi interprete di questa sensibilità, affermò, nell’Evangelii nuntiandi, che “la rottura tra Vangelo e cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca”.
Riprendendo questo pensiero, Giovanni Paolo II ebbe a dire che “Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta”.
Diviene, allora, necessario ed urgente promuovere, in maniera efficace, una nuova evangelizzazione.
La nuova evangelizzazione è la risposta della comunità cristiana alle sfide della nostra epoca. Consapevole delle problematiche e delle situazioni che minacciano la stessa umanità nei suoi fondamenti essenziali, la Chiesa deve far giungere la luce e la novità del Vangelo al cuore dell’uomo e delle sue culture.
Bisogna riportare la Parola di Dio nelle famiglie, occorre far conoscere la Bibbia alle persone, insegnare loro ad amare la bellezza del Vangelo. Occorre, in altre parole, portare di nuovo Gesù all’uomo di oggi che, sebbene si definisca cristiano, ignora, il più delle volte, i fondamenti della propria fede.
Cosa bisogna fare, allora?
Sostenere, incoraggiare, ripensare l’attività di un movimento, un gruppo, un’associazione già esistente oppure crearne uno nuovo?
E se occorre un nuovo movimento cattolico, quale dovrebbe essere la sua missione?
2. Le origini
Queste ed altre domande si pose don Angelone Salvatore, sacerdote di Portici (Napoli), già nel 1967, di ritorno dalla sua missione in Africa, quando si rese conto della reale condizione in cui si trovava la maggioranza dei fedeli cattolici.
Don Salvatore si mise subito in contatto con ex cattolici che avevano lasciato la propria religione per aderire a nuove correnti religiose.
La situazione che egli trovò in Italia, già oltre quaranta anni fa, era davvero sconfortante: intere famiglie cattoliche, vittime dell’ignoranza religiosa, lasciavano la Chiesa per aderire a questi gruppi pseudo-religiosi.
C’era una vera e propria “fame ...d’ascoltare la parola del Signore” (Am. 8,11).
Don Angelone si rendeva conto che una delle principali cause di quest’avvenimento era l’inadeguata istruzione religiosa dei fedeli cattolici.
Questa esperienza gli rivelò che l’Italia era ormai anch’essa terra di missione e che la nostra era diventata una religione devozionistica, statica, incapace di smuovere le incrostazioni del secolarismo.
Si rese conto dell’attualità e dell’urgenza delle parole di San Paolo ai Romani: “Ora, come invocheranno Colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in Colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c’è chi lo annunzi?” (Rm 10,14).
Queste constatazioni furono alla base della nascita del Movimento Biblico Cattolico.
Nei primi anni don Salvatore formò solo piccoli gruppi familiari (i cosiddetti “centri d’ascolto”), senza un collegamento tra loro, senza un’identità che li accomunasse, senza un fine specifico da condividere, se non quello di istruire sulle verità di fede e diffondere la Parola di Dio.
Ben presto, però, sentì l’esigenza di dare una continuità alla sua opera, collegando e dando una struttura omogenea ai numerosi gruppi che, nel frattempo, si erano formati.
Fu allora che nacque il Movimento Biblico Cattolico. Fin dall’inizio, il sacerdote pose le basi del nuovo gruppo su quattro principi fondamentali:
1. spiritualità: senza una profonda spiritualità, basata sulla preghiera e la costante celebrazione dell’Eucaristia, non può esistere la comunità;
2. catechesi: l’opera del movimento è essenzialmente la catechesi, cioè l’insegnamento dei princìpi fondamentali della dottrina cristiana tratti dalla Parola di Dio, spesso ignorati dalla maggioranza delle persone;
3. missionarietà: il movimento non è statico, il nostro è un movimento missionario in quanto ha come scopo la predicazione del Vangelo a tutte le persone, cattoliche e non: “Siate sempre pronti a rendere conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni” (1 Pt. 3,15);
4. carità: “Dio è amore” (1 Gv 4,16). Queste parole esprimono con chiarezza il centro della fede cristiana: l’immagine di Dio e anche la conseguente immagine dell’uomo e del suo cammino.
“L’amore del prossimo radicato nell’amore di Dio è anzitutto un compito per ogni singolo fedele, ma anche compito per l’intera comunità ecclesiale” (Deus Caritas est, par.20).
Nacquero così, accanto ai già numerosi gruppi d’ascolto familiari, le prime comunità in provincia di Napoli: Portici, Ercolano, Mugnano, Marano, Pomigliano d’Arco. Richieste d’istituzione di comunità o gruppi biblici incominciarono a giungere da ogni parte d’Italia: dalla Puglia, dal Molise, dalla Lombardia, dall’Abruzzo e, anche, dall’estero. Ci scrisse un missionario da Tokyo, preoccupato per l’invadenza del geovismo nella comunità cattolica del Sol Levante. I nostri libri furono richiesti in Cile. Alcuni italiani, originari di Formia ed emigrati si dichiararono disposti ad aprire una comunità del M.B.C. in Australia.
Come i discepoli di Cristo, quindi, gli appartenenti al M.B.C. sentono l’urgenza e la responsabilità di essere “sempre pronti” rendere testimonianza agli altri della speranza che è in loro (1Pt 3,15), consapevoli che solo nel dialogo, vissuto con dolcezza e rispetto, è possibile comunicare e testimoniare efficacemente il messaggio di vita e d’amore del Signore risorto.
Dinanzi alle sfide del nostro tempo, non viene meno la speranza cristiana, né si rassegna. Le comunità del Movimento Biblico Cattolico sono, quindi, veri avamposti della speranza cristiana e con la loro carica profetica, con la loro audacia educativa sanno promuovere una proposta di vita alternativa ai modelli dominanti di vita e di cultura.
E’ necessario e urgente un approfondito e coraggioso discernimento da parte della comunità cristiana dei numerosi fenomeni che toccano la vita dell’umanità e, quindi, si rende necessaria ed urgente un’opera di formazione critica delle coscienze per valutare adeguatamente, alla luce dei valori evangelici, le problematiche emergenti.
3. Le prime opere editoriali
Nel 1973 fu sentita l’esigenza di dare un corpo armonico agli appunti dettati da don Angelone a coloro che lo seguivano; occorrevano testi per permettere ai cattolici di prepararsi adeguatamente sulla propria fede.
In quell’anno, colpito dalla pericolosità della dottrina geovista, diede alla stampa il suo primo libro “Conoscere per credere” che, ben presto, divenne uno strumento provvidenziale per migliaia di persone che, nel frattempo, avevano perso la fede o avevano cambiato religione.
Il libro trattava le principali verità di fede alla luce della Bibbia e dei documenti storici, confutando, passo dopo passo, tutte le errate interpretazioni fatte dai vari movimenti religiosi.
Chi conosce già il Movimento Biblico Cattolico sa che gli appartenenti spesso hanno incontri con protestanti, testimoni di Geova, appartenenti ad altri movimenti religiosi, atei ed agnostici.
Chiariamo subito che il Movimento Biblico Cattolico non è animato da nessuno spirito di crociata, né volontà di fare proselitismo.
Il nostro è un movimento apologetico e di testimonianza della Parola di Dio al mondo intero.
Il movimento, in altre parole, non ha come sua missione principale quella di confutare le dottrine non cattoliche. La missione del Movimento Biblico Cattolico è quella di approfondire la conoscenza della Parola di Dio, di diffondere tale conoscenza tra la gente. Lo scopo del movimento è quello di operare una profonda e costante attività di catechesi popolare.
Attività principale del nostro movimento è, quindi, far conoscere alle persone le verità di fede, insegnando loro a vivere una vita coerente con esse.
Tutto questo si traduce in una parola: evangelizzazione.
“...compito prioritario della Chiesa, all'inizio di questo nuovo millennio, è innanzitutto nutrirsi della Parola di Dio, per rendere efficace l'impegno della nuova evangelizzazione, dell’annuncio nei nostri tempi. Occorre ora che questa esperienza ecclesiale sia recata in ogni comunità; è necessario che si comprenda la necessità di tradurre in gesti di amore la parola ascoltata, perché solo così diviene credibile l’annuncio del Vangelo, nonostante le umane fragilità che segnano le persone. Ciò richiede in primo luogo una conoscenza più intima di Cristo ed un ascolto sempre docile della sua parola” (Benedetto XVI, Omelia 26-10-2008).
Siamo fermamente convinti che l’annuncio evangelico, attraverso la catechesi, debba tradursi in apporto culturale, perché la fede non è mai un’esperienza disincarnata, in grado di realizzarsi autenticamente al di fuori di un contesto e di condizioni storiche determinate.
Se volessimo cercare un’immagine con la quale descrivere che cos’è il nostro movimento, possiamo trovare una particolarmente calzante: il piccolo seme di senapa gettato nel terreno, da cui nasce un albero all’ombra del quale si può trovare riparo (Mt. 13, 31-32).
Il seme è, infatti l’ispirazione, il desiderio di impegnarsi in un lavoro di approfondimento catechetico, alla luce della fede; il campo è il luogo concreto dove l’ispirazione si realizza; l’albero sono tutte le nostre iniziative; gli uccelli sono tutte le persone che entrano in contatto con il Movimento Biblico Cattolico.
Esaurita la prima edizione, fu subito ristampata una seconda, a cui fece seguito un altro libro “Di chi il dominio: di Dio o del demonio?”
Anche questo libro, come il precedente, trattava di argomenti biblici. Lo scopo era quello di confutare le false dottrine religiose che affermano che il mondo è sotto il dominio di satana e che manca poco tempo, ormai, all’instaurazione di un millennio paradisiaco sulla terra.
Il geovismo, infatti, sfruttando l’ingenuità, la scarsa conoscenza biblica e della propria fede da parte di molti cattolici, diffonde false aspettative circa le prospettive future dell’umanità.
5. Il nostro giornale
Nel 1975 fu realizzato il nostro giornale mensile “VIENI”, che, inizialmente si chiamava “Movimento Bilblico Cattolico”. Il nome della testata è sintomatico della nostra missione “vieni e seguimi” (Mt 19:21) dice il Signore ad ognuno di noi.
Il giornale è, per noi, uno strumento fondamentale di comunicazione sia tra i vari gruppi del movimento, sia verso le persone estranee, per diffondere l'annuncio della parola di Dio e la conoscenza della Bibbia.
Il giornale tratta, infatti, di catechesi, di spiritualità, ma anche di fede vissuta, di esperienze di comunità, di argomenti di attualità, il tutto alla luce della Parola di Dio. Esso spinge «a imparare “la sublime scienza di Gesù Cristo” (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture»; quest'ultima «...accompagnata dalla preghiera, affinché possa svolgersi il colloquio tra Dio e l'uomo» (Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,25).
I diversi articoli che mensilmente vengono pubblicati sono oggetto di approfondimento nelle varie comunità del movimento. Il giornale è, quindi, uno strumento di in-formazione: informa e, contemporaneamente, forma i lettori ad uno spirito nuovo, ad un rapporto d’amore con Cristo nostro Salvatore, ad una conoscenza profonda del Mistero di salvezza:“Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Lc 24,25-27).
La dimensione dialogica della fede non può disgiungersi da quella relazionale. Le domande del credente trovano risposta solo quando il fratello si pone accanto come compagno di viaggio, offrendo la rielaborazione di quei punti nevralgici (attese, delusioni, speranze, sogni, problemi, ecc.) attorno ai quali fare l’esegesi della propria vita e dell’appartenenza alla comunità. Questo, in poche parole, è il nostro operato.
6. Le altre opere
La nostra attività editoriale non si è fermata alla confutazione delle dottrine geoviste, ma coerentemente con la nostra missione di diffondere la Bibbia tra le persone, don Angelone pubblicò il libro
“Nozioni preliminari per i primi passi nella lettura della Bibbia”. Anche questo libro ebbe una diffusione straordinaria, perché si trattava della prima opera non specialistica che affrontava, in maniera semplice e con linguaggio comprensibile a tutti, argomenti complessi come l’esegesi biblica, l’ermeneutica, la formazione del canone e così via. Con questo strumento, i cattolici potevano finalmente accostarsi alla Bibbia con discernimento e consapevolezza.
Il panorama editoriale si arricchì ben presto di ulteriori pubblicazioni:”Itinerario di fede” e “Gioia di vivere”; contemporaneamente, intorno alla metà degli anni ottanta, iniziò una feconda collaborazione con padre Tommaso Conticchio che già operava in Puglia, precisamente a Casamassima (BA) e si occupava anch’egli di aiutare i cristiani a difendersi dalla falsa dottrina geovista.
Di don Conticchio, il M.B.C. pubblicò numerosi opuscoli riguardanti appunto la setta geovista.
In altre parole, possiamo affermare che quegli anni registrarono tre fondamentali segni di risveglio biblico tra noi:
7. Il movimento oggi.
Due discepoli, disorientati e forse delusi, si allontanavano da Gerusalemme. Gesù, il crocifisso risorto, si fece loro compagno di viaggio «e cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Lc 24,27).
Il racconto di Emmaus propone a noi membri del Movimento Biblico Cattolico la via per incontrare e conoscere la parola di Dio. Gesù, il Signore vivente, è il maestro che introduce nel mistero della Parola, l'interlocutore diretto di chi apre il Libro santo.
Oggi come ieri, egli c’incontra sulla strada della vita; noi, non di rado, siamo scettici e scoraggiati, ma con la forza del suo Spirito e il gesto d’amore della frazione del pane egli interpella, converte, infonde gioia, suscita ardore.
Gesù sparì dagli occhi dei due discepoli, eppure essi erano felici: egli era ormai dentro il loro cuore. Grazie alla Parola che li animava, diventarono messaggeri della sua risurrezione presso i fratelli.
Anche noi, sulle orme dei discepoli di Emmaus, vogliamo essere messaggeri della resurrezione di Cristo ai nostri fratelli, lungo le strade della vita, obbedendo alla parola di San Paolo: “La parola del Signore si diffonda e sia glorificata” (2 Ts 3,1).
Negli ultimi anni, don Angelone ha scelto di compiere un percorso personale, non condiviso dal resto del Movimento Biblico Cattolico. Pur rispettando le sue scelte personali, il Movimento ha voluto marcare la sua totale e piena appartenenza alla Chiesa Cattolica, rimanendo fedele all’ispirazione originaria di comunità apologetica ed educatrice alla fede trasmessa dalla Chiesa Cattolica.
Raccogliendo le numerose richieste provenienti da persone di diversi paesi, si sono ripresi gli incontri biblici, dapprima presso le case private, poi, da settembre 2009, dopo non poche difficoltà, grazie al Signore, il Movimento ha ottenuto l’utilizzo della Chiesa di San Lorenzo a Mugnano (NA) dove attualmente vengono svolti i seguenti incontri settimanali:
1. il martedì mattina, alle ore 10,00 è frequentato da una quarantina di donne. L'incontro è preseduto da una responsabile che, dopo una preghiera e un cantico iniziale, introduce l’incontro con la lettura ed il commento a turno di un brano del Vangelo; segue, poi, la lettura - sempre a turno – della Lettera di San Paolo ai Romani, con insegnamento da parte del responsabile, segue, infine, lo studio del libro di testo “La conoscenza ci rende liberi”
Occorre precisare che nella comunità ognuno ha un suo compito specifico: c’è chi è incaricato dell’accoglienza, chi delle pulizie del locale, chi gestisce la cassa, in modo che ogni membro possa dare il suo fattivo contributo alla vita e all’opera della comunità.
2. Il martedi sera si svolge un secondo incontro, riservato agli anziani della comunità, cioè a coloro che già partecipano da un certo tempo e già hanno fatto un percorso di fede nel M.B.C.. L’incontro riguarda lo studio del Catechismo della Chiesa Cattolica, la programmazione e l’organizzazione delle diverse attività da svolgere.
3. Il mercoledi sera vi e' l'incontro dei novizi che fanno un cammino di formazione e spiritualita' seguiti da un maestro dei novizi. Il cammino dura fino a che il nuovo associato non conosca il fondamento della propria fede ed accetti il regolamento del movimento. Terminato il percorso di preparazione sarà presentato alla comunità come associato adulto.
4. Nell'incontro del giovedì si legge un brano del Vangelo di San Giovanni. L’incontro è presieduto da un anziano responsabile, mentre a turno gli associati più anzianisi alternano nel commento del brano del vangelo letto.
Ciò permette di prendere confidenza con la parola di Dio ed abituare le persone a parlare di Gesu' in pubblico.
Un aspetto questo molto apprezzato da tutti è il fatto che ogni incontro termina con la celebrazione dei vespri e il saluto cristiano.
Ogni incontro è frequentato in media da circa 40 persone provenienti anche dai pesi limitrofi.
8. La nostra missione
Vorrei concludere con una storia, raccontata a mia figlia che fa parte di un gruppo Scout:
“Nessuno sapeva quando quell’uomo fosse arrivato in città. Sembrava sempre stato là, sul marciapiede della via più affollata, quella dei negozi, dei ristoranti, dei cinema eleganti, del passaggio serale, degli incontri degli innamorati.
Ginocchioni per terra, con dei gessetti colorati, dipingeva angeli e paesaggi meravigliosi, pieni di sole, bambini felici, fiori che sbocciavano e sogni di libertà.
Da tanto tempo, la gente della città si era abituata all’uomo. Qualcuno gettava una moneta sul disegno. Qualche voltasi fermavano e gli parlavano. Gli parlavano delle loro preoccupazioni, delle loro speranze; gli parlavano dei loro bambini: del più piccolo che voleva ancora dormire nel lettone e del più grande che non sapeva che Facoltà scegliere, perché il futuro è difficile da decifrare...
L’uomo ascoltava. Ascoltava molto e parlava poco.
Un giorno, l’uomo cominciò a raccogliere le sue cose per andarsene. Si riunirono tutti intorno a lui e lo guardavano. Lo guardavano ed aspettavano.
“Lasciaci qualcosa. Per ricordare”. L’uomo mostrava le mani vuote: che cosa poteva donare? Ma la gente lo circondava e aspettava.
Allora l’uomo estrasse dallo zainetto i suoi gessetti di tutti i colori, quelli che gli erano serviti per dipingere angeli, fiori e sogni e li distribuì alla gente.
Un pezzo di gessetto colorato ciascuno, poi senza dire una parola se ne andò.
Che cosa fece la gente dei gessetti colorati?
Qualcuno lo inquadrò, qualcuno lo portò al museo civico d’arte moderna, qualcuno lo mise in un cassetto, la maggioranza se ne dimenticò.
E’ venuto un Uomo ed ha lasciato anche a te la possibilità di colorare il mondo.
TU CHE HAI FATTO DEI TUOI GESSETTI?”
ECCO: NOI VOGLIAMO COLORARE IL MONDO DELL’AMORE DI CRISTO. VUOI FARLO ANCHE TU INSIEME A NOI?
Enzo Riccio