Movimento Biblico Cattolico missione di  Mugnano di Napoli  via San Lorenzo, presso chiesetta San Lorenzo

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         il catecumenato come nuovo annuncio Evangelico

 
 
 
 

Nell'epoca della globalizzazione, in cui il mondo si unifica a tutti i livelli e gli uomini si sperimentano sempre di più come una sola famiglia, ci sono persone che ritengono che non esista più una morale universale, valida per tutti gli uomini. Costoro parlano di pluralismo etico, nel senso della possibilità di più morali diverse fra loro, a seconda dei tempi, dei popoli, delle culture e delle forme di pensiero.

Secondo i sostenitori di tale tesi, l'uomo è la fonte stessa della morale; è lui, a suo insindacabile giudizio, a stabilire ciò che è bene e ciò che è male. In questo senso, allora, ciò che in un determinato periodo storico era considerato male, oggi potrebbe essere ritenuto bene. Non vi sarebbe, in altre parole, una legge assoluta, universalmente valida, ma solo orientamenti provvisori, suscettibili di cambiamento.

Questa impostazione, in realtà, non fa che giustificare la decadenza morale del nostro tempo. Quando l'uomo, sotto la spinta delle passioni, abbandona l'ideale della virtù, chiama virtù ciò che, in realtà, è vizio; vengono ritenuti giusti dei comportamenti che tali non sono, come - ad esempio – si tende a ritenere rispettabili persone che hanno successo, a prescindere dalla loro moralità.

In effetti, oggi viviamo un'eclissi di valori che coinvolge l'intera società e mina nelle fondamenta, in modo particolare, la vita delle famiglie e dei giovani.

Viviamo in tempi in cui si è offuscato l'ideale dell'uomo buono e virtuoso che è stato sostituito dall'immagine dell'uomo forte ed efficiente. In questo modo, la società si è trasformata in una giungla, dove regna la legge del più forte: è un mondo dove la forza e l'astuzia hanno preso il posto della giustizia e dell'onestà.

In questo mondo non c’è più posto per Dio.

In particolare, l'Europa di oggi è diventata indifferente alla domanda su Dio.

Dio è come scomparso dall'orizzonte della coscienza dell'uomo occidentale.

Questa Europa senza Dio, in verità, più che essere atea è idolatra: il denaro ed il profitto costituiscono l'idolo a cui interi popoli e culture si sono sottomessi al punto che la domanda su Dio non interessa più l'uomo moderno, in quanto è diventata superflua.

«La cultura attuale tende ad escludere Dio, a considerare la fede come un fatto privato, senza alcuna rilevanza nella vita sociale, si constata una sorta di "eclissi di Dio", una certa amnesia, se non un vero rifiuto del Cristianesimo e una negazione del tesoro della fede ricevuta, col rischio di perdere la propria identità profonda. Il relativismo diffuso, secondo il quale tutto si equivale e non esiste alcuna verità, né alcun punto di riferimento assoluto, non genera la vera libertà, ma instabilità, smarrimento, conformismo alle mode del momento» (Messaggio di Benedetto XVI per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù - 16-21 agosto 2011).

In questo contesto, la religione diventa una sorta di autoappagamento che, invece di condurre a Dio, chiude l'uomo in se stesso.

L'uomo ripiegato in se stesso finisce per diventare un uomo “incurvato” che vaga, come un nomade, in un mondo senza apparente senso, in un mondo vuoto.

In questo vuoto è stato introdotto l'idolo del denaro. E' nato così un nuovo impero che si ramifica ovunque: è l'impero del mercato, un unico mercato globale che si presenta oggi come un'ideologia. La persona è solo un'unità di produzione e consumo ed il mercato è il nuovo idolo che divora le vittime che ad esso vengono continuamente immolate: il risultato è una massa di gente che si muove, come in un vagare erratico, da un centro commerciale all'altro, da un posto esotico all'altro, da un'esperienza all'altra, fino ad immergersi nella realtà virtuale.

Di fatto si vive il momento presente, cercando di rimuovere il pensiero del futuro che fa paura. “Del mondo si ha più paura che desiderio” (Ecclesia in Europa n. 8).

Occorre, allora, far rinascere la speranza nel mondo; ma cosa possiamo fare noi cristiani? Far rinascere la speranza è forse l'imperativo e il senso della missione oggi.

La proposizione del discorso missionario su Dio deve, cioè, misurarsi con una rigenerazione della speranza.

Ad un mondo in fuga che non sa dove sta andando e cosa potrà capitare, la comunità cristiana deve offrire qualche conoscenza in più, ma deve soprattutto condividere la speranza che dà sapore alla vita: «che sgorga dalla fede nel Risorto, presente e operante nella storia»(Ecclesia in Europa n. 5).

Si tratta, cioè, di far rinascere, nei cuori e nella mente dell'uomo, la domanda stessa su Dio, come domanda significante e vitale. Il problema, allora, che si pone è come riaprire le persone all'esperienza di Dio; come parlare di Dio alle persone; cosa dire e quale modello seguire.

«Dato che la missione ad gentes è il paradigma di tutta l'azione missionaria della Chiesa, il Catecumenato battesimale è il modello ispiratore della sua azione catechizzatrice» (DGC 90).

Occorre quindi rievangelizzare la società contemporanea; ciò significa allontanare lo spettro di una nuova apocalisse che rischia di distruggere l’uomo e la società stessa.

La fede cristiana deve esprimere un nuovo tipo di vita, un nuovo modo di amare e di essere liberi:

"L’iniziazione cristiana non si fa solo con il battesimo, ma attraverso un catecumenato durante il quale la persona adulta si prepara a condurre la sua vita da cristiano. E’ perciò evidente che l’iniziazione è qualcosa di più che la sola ricezione del battesimo" (Karol Wojtyla).

Per Wojtyla, questa riscoperta del catecumenato, che ampliava il concetto tradizionale della iniziazione cristiana, era della "… massima importanza, sopratutto nella nostra epoca, quando anche le persone già battezzate non sono sufficientemente iniziate alla completa verità della vita cristiana … Certamente noi oggi, nei Paesi della vecchia cristianità, soprattutto nei Paesi dell'Europa, avvertiamo l'esaurimento del nostro cristianesimo interno, di quello che dovrebbe essere il frutto del nostro battesimo. Stiamo vivendo in un periodo di scristianizzazione; sembra che i credenti, i battezzati di una volta, non siano sufficientemente maturi per opporsi alla secolarizzazione, alle ideologie che sono contrarie non solo alla Chiesa, alla religione cattolica, ma sono contrarie alla religione in genere, sono ateistiche, anzi antiteistiche".

Wojtyla sottolineava quindi due aspetti profondamente nuovi:

1. che il catecumenato non è solo una catechesi dottrinale, (come per lo più veniva vista la preparazione al battesimo in quel tempo), ma un processo esistenziale di inserimento nella nuova natura di Cristo;

2. che il catecumenato, cioè il processo che preparava al battesimo, era tanto essenziale al processo di iniziazione quanto il sacramento vero e proprio.

Analizzando la Chiesa primitiva, Wojtyla riscontra, quindi, che al centro dell’evangelizzazione c’era il catecumenato. Proprio perché si trova di nuovo in un mondo pagano, la Chiesa deve recuperare il catecumenato che nella Chiesa primitiva era il perno dell’evangelizzazione.

Anche Paolo VI nel 1975, nella Esortazione. Apostolica. Evangelii Nuntiandi, aveva affermato:

«È ormai palese che le condizioni odierne rendono sempre più urgente che l’istruzione catechetica venga data sotto forma di un catecumenato».

Successivamente, nel 1979, Giovanni Paolo II, nell’Esortazione. Apostolica. Catechesi Tradendæ, aveva detto: «La nostra preoccupazione pastorale e missionaria… va a coloro che, pur essendo nati in un paese cristiano, anzi in un contesto sociologicamente cristiano, non sono mai stati educati nella loro fede e, come adulti, sono dei veri catecumeni».

Infine il Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato nell’anno 1992, all’articolo 1231 ha esplicitamente formulato la necessità di un catecumenato post-battesimale per ogni battezzato:

«Per la sua stessa natura il Battesimo dei bambini richiede un catecumenato post-battesimale. Non si tratta soltanto della necessità di un’istruzione posteriore al Battesimo, ma del necessario sviluppo della grazia battesimale nella crescita della persona».

Si evidenzia, così, la necessità che i cristiani già battezzati riscoprano la fede attraverso un itinerario catecumenale, in modo da essere in grado di rispondere alla sfide attuali.

Giovanni Paolo II, a tal proposito, aveva affermato:"Viviamo in un periodo di un confronto radicale che si impone dappertutto ...fede e antifede, Vangelo e antivangelo, Chiesa e antichiesa, Dio e antidio; … non può esistere un antidio, ma si può creare nell'uomo la negazione radicale di Dio … In questa nostra epoca abbiamo bisogno di riscoprire una fede radicale, radicalmente compresa, radicalmente vissuta e radicalmente realizzata”.

Secondo il 'Catechismo della Chiesa Cattolica', diventare cristiano richiede, fin dal tempo degli apostoli, un cammino e una iniziazione con diverse tappe. Questo itinerario può essere percorso rapidamente o lentamente. Dovrà in ogni caso comportare alcuni elementi essenziali:

ü  l'annuncio della Parola;

ü  l'accoglienza del Vangelo che provoca una conversione;

ü  la professione di fede;

ü  il Battesimo;

ü  l'effusione dello Spirito santo;

ü  l'accesso alla Comunione eucaristica (n.1229).

«Il catecumenato non è una semplice esposizione di dogmi e di precetti, ma una formazione a tutta la vita cristiana e un tirocinio debitamente esteso nel tempo, mediante il quale i discepoli vengono in contatto con Cristo, loro maestro. Perciò i catecumeni siano convenientemente iniziati al mistero della salvezza e alla pratica delle norme evangeliche e, mediante riti sacri, da celebrare in tempi successivi, siano introdotti nella vita della fede, della liturgia e della carità del popolo di Dio» (Ad Gentes, 14).

Occorrerà, pertanto, approfondire le modalità e le tappe del catecumenato.

Miles Christi 
 

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