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Se il Natale
è la festività che raccoglie la famiglia, riunisce i parenti lontani, che
più fa sentire il calore di una casa, degli affetti familiari,
condividendoli con chi è solo, nello struggente ricordo del Dio Bambino; la
Pasqua invece è la festa della gioia, dell’esplosione della natura che
rifiorisce in Primavera, ma soprattutto del sollievo, del gaudio che si
prova, come dopo il passare di un dolore e di una mestizia che creava
angoscia, perché per noi cristiani questa è la Pasqua, la dimostrazione
reale che la Resurrezione di Gesù non era una vana promessa, di un uomo
creduto un esaltato dai contemporanei o un Maestro (Rabbi) da un certo
numero di persone, fra i quali i disorientati discepoli.
La Risurrezione è la dimostrazione massima della divinità di Gesù, non uno
dei numerosi miracoli fatti nel corso della sua vita pubblica, a beneficio
di tante persone che credettero in Lui; questa volta è Gesù stesso, in prima
persona che indica il valore della sofferenza, comune a tutti gli uomini,
che trasfigurata dalla speranza, conduce alla Vita Eterna, per i meriti
della Morte e Resurrezione di Cristo.
La Pasqua è una forza, una energia d’amore immessa nel Creato, che viene
posta come lievito nella vita degli uomini ed è una energia incredibile,
perché alimenta e sorregge la nostra speranza di risorgere anche noi, perché
le membra devono seguire la sorte del capo; ci dà la certezza della
Redenzione, perché Cristo morendo ci ha liberati dai peccati, ma risorgendo
ci ha restituito quei preziosi beni che avevamo perduto con la colpa.
Racconto evangelico
Esaminiamo adesso la cronologia degli avvenimenti che seguirono alla morte e
sepoltura di Gesù.
La sepoltura
fu una operazione provvisoria, in quando essendo ormai un’ora serale e si
approssimava con il tramonto il Sabato ebraico, in cui è noto era proibita
qualsiasi attività, il corpo di Gesù fu avvolto in un lenzuolo candido e
deposto nel sepolcro nuovo scavato nella roccia, appartenente a Giuseppe d’Arimatea,
membro del Sinedrio, ma ormai seguace delle idee del giovane “Rabbi” della
Galilea.
Le operazioni necessarie per questo tipo di sepoltura, che non era
l’inumazione nel terreno, e cioè il cospargere il corpo con profumi ed
unguenti conservativi e l’avvolgimento dello stesso corpo con fasce o bende
(ne abbiamo l’esempio nel racconto di Lazzaro risuscitato dallo stesso
Gesù); queste operazioni, dicevamo, furono rimandate a dopo il Sabato dalle
pie donne, le quali dopo aver preparato gli aromi e visto dove era stato
deposto il corpo di Gesù, alla fine si allontanarono.
Dopo la Parasceve (vigilia del Sabato) quindi appena dopo sepolto Gesù, i
sacerdoti ed i Farisei si recarono da Pilato dicendogli che si erano
ricordati “che quell’impostore quando era ancora in vita, disse: Dopo tre
giorni risorgerò. Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo
giorno, perché non vengano i discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È
risorto dai morti. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della
prima!”.
E Pilato, secondo il solo Vangelo di Matteo, autorizzò il sigillo del
sepolcro e dispose alcune guardie per controllarlo.
Trascorso il
Sabato, in cui tutti osservarono il riposo, Maria di Magdala, Maria di
Cleofa e Salome, completarono la preparazione dei profumi e si recarono al
sepolcro di buon’ora per completare le unzioni del corpo e la fasciatura;
lungo la strada dicevano tra loro, chi poteva aiutarle a spostare la pesante
pietra circolare, che chiudeva la bassa apertura del sepolcro, che era
composto da due ambienti scavati nella roccia, consistenti in un piccolo
atrio e nella cella sepolcrale; quest’ultima contenente una specie di rialzo
in pietra, su cui veniva deposto il cadavere.
Quando arrivarono, secondo i Vangeli, vi fu un terremoto, un angelo
sfolgorante scese dal cielo, si accostò al sepolcro fece rotolare la pietra
e si pose a sedere su di essa; le guardie prese da grande spavento caddero
svenute. Ma l’Angelo si rivolse alle donne sgomente, dicendo loro: “Non
abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto
dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”.
Proseguendo con il racconto del Vangelo di Matteo, le donne si allontanarono
di corsa per dare l’annunzio ai discepoli. Piace ricordare che anche
l’annunzio della nascita di Gesù avvenne tramite un Angelo a dei semplici
pastori, così anche la Sua Risurrezione viene annunciata da un Angelo a
delle umili donne, che secondo l’antico Diritto ebraico, erano inabilitate a
testimoniare, quindi con questo evento che le vede messaggere e testimoni,
viene anche ad inserirsi un evento storico nella socialità ebraica.
Lungo la strada lo stesso Gesù apparve loro, che prese dalla gioia si
prostrarono ad adorarlo e il Risorto disse loro: “Non temete, andate ad
annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno”.
Proseguendo nella lettura del Vangelo di Matteo (che è l’unico ad indicare
l’esistenza di un drappello di guardie), mentre le donne proseguirono veloci
alla ricerca degli apostoli per avvisarli, alcuni dei soldati di guardia,
rinvenuti dallo spavento provato, si recarono in città a riferire ai sommi
sacerdoti l’accaduto.
Questi allora, riunitasi con gli anziani, decisero di dare una cospicua
somma di denaro ai soldati, affinché dichiarassero che erano venuti i
discepoli di Gesù di notte, mentre dormivano e ne avevano rubato il corpo,
promettendo di intervenire in loro favore presso il governatore, se avessero
avuto delle punizioni per questo.
Questa diceria, propagata dai soldati, si è diffusa fra i Giudei fino ad
oggi. Se colpa si potrebbe attribuire alle autorità religiose ebraiche
dell’epoca, questa riguarda l’ostinazione nello sbagliare anche di fronte
all’evidenza, pur di non ammettere l’errore commesso; “quel timore che venga
rubato il corpo, quelle guardie al sepolcro, quel sigillo apposto per loro
richiesta, sono la testimonianza della loro follia ed ostinazione” (s.
Ilario); in realtà tutto ciò servì soltanto a rendere più certa ed
incontestabile la Resurrezione.
Quando le donne raggiunsero gli apostoli e riferirono l’accaduto, essi
corsero verso il sepolcro, ma Pietro e Giovanni corsero avanti, al sepolcro
arrivò per primo Giovanni più giovane e veloce, ma sulla soglia si fermò
dopo aver visto il lenzuolo (Sindone) a terra, Pietro sopraggiunto, entrò
per primo e constatò che il lenzuolo era per terra, mentre il sudario, usato
per poggiarlo sul capo dei defunti, era ripiegato in un angolo, poi entrò
anche Giovanni e ambedue capirono e credettero a quanto lo stesso Gesù,
aveva detto in precedenza riguardo la sua Risurrezione.
A questo punto, con gli apostoli che se ne ritornano tutti meravigliati e
gioiosi verso la loro dimora, riempiti di certezza e nuova forza, termina il
racconto evangelico del giorno di Pasqua; Gesù comparirà altre volte alla
Maddalena, agli Apostoli, ai discepoli di Emmaus, a sua madre, finché non si
avrà la sua Ascensione al cielo; gli Evangelisti raccontano in modo diverso
questi avvenimenti connessi con la Resurrezione, ma in sostanza simili
nell’insegnamento.
Liturgia e Veglia Pasquale

Adesso è utile descrivere l’aspetto liturgico della Pasqua, che è bene
ricordare è il culmine della Settimana Santa, è festa di grande solennità
per il mondo cristiano, prosegue con l’Ottava di Pasqua e con il Tempo
liturgico di Pasqua che dura 50 giorni, inglobando la festività
dell’Ascensione, fino all’altra solennità della Pentecoste.
Dopo il silenzio, penitenza e meditazione del Sabato Santo, la liturgia
prevede la grande Veglia pasquale, che è la celebrazione più importante
dell’anno liturgico e quella che più esprime la gioia della fede in Gesù
Cristo risorto e Salvatore dell’uomo.
La notte nella quale il Signore passa dalla morte alla vita, segna il punto
più alto della storia religiosa dell’umanità; fin dai primi secoli, i
cristiani l’hanno celebrata con la più grande solennità. Sant’Agostino la
chiama “la madre di tutte le veglie sante, durante la quale il mondo intero
è rimasto sveglio”.
Nel corso di questa notte, la Chiesa celebrava e celebra la Resurrezione di
Cristo, battezzando nuovi cristiani e domandando a coloro che già lo sono,
di rinnovare tutti insieme gl’impegni del loro Battesimo.
La Veglia pasquale è una celebrazione complessa ed unitaria, che si svolge
in momenti successivi: 1) Liturgia della Luce; 2) Liturgia della Parola; 3)
Liturgia Battesimale; 4) Liturgia Eucaristica.
Il rito si svolge nella notte, simbolo della vita, che senza Cristo, è
immersa nelle tenebre dell’ignoranza e dell’errore, del peccato e della
morte.
LITURGIA
DELLA LUCE – Benedizione del nuovo fuoco
La cerimonia si svolge all’esterno della chiesa, tutta oscurata; il
celebrante benedice il fuoco nuovo in un braciere, simbolo dello Spirito
Santo e della virtù teologale della Carità, infusa in noi nel Battesimo.
Benedizione del cero pasquale
Segue la benedizione del cero pasquale, grande cero che rimarrà acceso
durante le cerimonie liturgiche, per tutto il Tempo Pasquale e che verrà
spento il giorno di Pentecoste, dopo la lettura del Vangelo; la sua origine
sembra risalire al IV secolo.
Il cero viene ornato da cinque grossi grani d’incenso, disposti a forma di
croce e dalle lettere dell’alfabeto greco Alfa e Omega, che sono
rispettivamente la prima e l’ultima, che alludono a Cristo, principio e fine
di tutta la realtà.
Per la benedizione il sacerdote usa questa formula: “Il Cristo ieri e oggi /
Principio e fine / Alfa e Omega. A lui appartengono il tempo ed i secoli. A
lui la gloria e il potere / per tutti i secoli in eterno. Per mezzo delle
sue sante piaghe gloriose, ci protegga e ci custodisca il Cristo Signore”.
Poi il celebrante attinge dal fuoco benedetto, la fiamma per accendere il
cero pasquale, mentre pronunzia. “La luce del Cristo che risorge glorioso,
disperda le tenebre del cuore e dello spirito”. Il cero rappresenta anche la
virtù teologale della Fede, che illumina il cammino di santificazione del
cristiano.
Processione d’ingresso
Guidati dalla fiamma del cero pasquale, la processione avanza nella chiesa
oscurata, mentre il sacerdote canta per tre volte con tonalità crescenti, le
parole: “Lumen Christi” o “Cristo luce del mondo” a cui i fedeli rispondono
“Deo gratias” o “Rendiamo grazie a Dio”; ad ogni sosta si accendono
progressivamente le candele dei ministri e poi quelle di tutta la chiesa.
Man mano la luce vince le tenebre in un suggestivo simbolismo; la
processione è simbolo della virtù teologale della Speranza, del cammino del
popolo di Dio nella via della santificazione.
L’annuncio pasquale
Davanti a tutta l’Assemblea cristiana, che tiene la candela accesa in mano,
il celebrante o il diacono canta l’Exultet o annuncio pasquale, in cui
invita la Chiesa ad innalzare un inno di ringraziamento e di lode al Signore
misericordioso, che ha redento l’umanità dal peccato.
Sono note due versioni dell’Exultet, la romana e l’ambrosiana, la cui
attribuzione è dubbia, forse fra i probabili autori è compreso anche s.
Ambrogio; anche se se ne ha prova fin dal IV secolo a Roma, nella liturgia
fu introdotto più tardi, fra il VI e VIII secolo. Al termine, spente le
candele e sedutasi, l’assemblea ascolta il canto del ‘Preconio’ da parte del
diacono.
LITURGIA DELLA PAROLA
Vengono letti sette brani del Vecchio Testamento, narranti la creazione del
mondo, il sacrificio di Abramo, l’esodo dall’Egitto, il passaggio del Mar
Rosso e alcune profezie dei profeti biblici; il filo conduttore che unisce
queste letture è la notte, sia dell’atmosfera sia del cuore, ma Dio vegliava
e dall’oscurità si accese improvvisamente la luce.
Poi viene intonato il canto del ‘Gloria’, con il suono delle campane,
l’illuminazione completa della chiesa, il suono dell’organo, tutto
simboleggiante l’avvenuta Resurrezione di Cristo e del significato e
beneficio che ne è scaturito per gli uomini. Segue il canto dell’Alleluia,
che per tutto il periodo della Quaresima era stato omesso nella liturgia, in
segno di mestizia per la Passione di Gesù. Infine c’è la lettura del brano
evangelico secondo Luca (24, 1-12) che narra la scoperta da parte delle
donne e poi degli Apostoli dell’avvenuta Resurrezione.

LITURGIA BATTESIMALE
Viene posto a vista dei fedeli un catino con l’acqua che sarà utilizzata per
i futuri Battesimi, compresi quelli, se ve ne sono, di questa santa notte.
L’acqua viene benedetta dal celebrante (essa è simbolo del dono della Grazia
e della Vita nuova, comunicata da Cristo) dopo la recita delle Litanie dei
Santi; la benedizione effettuata con l’immersione del cero pasquale, una o
tre volte, è accompagnata da bellissime preghiere del celebrante, che per
motivi di spazio non riportiamo, essendo un po’ lunghe.
Seguono le promesse battesimali rinnovate dall’Assemblea, dopo se vi sono
dei battezzandi si procede con il Battesimo di essi e al termine tutti i
presenti, a ricordo del proprio battesimo, vengono aspersi con l’acqua
benedetta. Terminato questo rito, il sacerdote e il lettore recitano la
preghiera dei fedeli, omettendo in questa occasione la recita del Credo.
LITURGIA EUCARISTICA
A questo punto la liturgia diventa quella solita della celebrazione della
Messa, con Prefazio, preghiere, antifone proprie della festività di Pasqua e
si conclude con la solenne benedizione del celebrante.
Durante il giorno della Domenica di Pasqua le celebrazioni delle Messe sono
come al solito, ma caratterizzate di solennità.
Storia della Festa – Tradizioni
La datazione della Pasqua, nel mondo cristiano fu motivo di gravi
controversie fra le Chiese d’Oriente e d’Occidente, la prima era composta da
ebrei convertiti e la celebrava subito dopo la Pasqua ebraica e cioè nella
sera della luna piena, il 14 Nisan, primo mese dell’anno ebraico; quindi
sempre in giorni diversi della settimana.
Mentre i cristiani convertiti dal paganesimo, la celebravano nel primo
giorno della settimana, cioè la Domenica (il Sabato ebraico), questo
criterio fu adottato dalla Chiesa d’Occidente. La controversia durò
parecchio, coinvolgendo sante ed autorevoli figure di vescovi di ambo le
parti, come Policarpo, Ireneo e papi come Aniceto e Vittore I; solo con il
Concilio di Nicea del 325, si ottenne che fosse celebrata nello stesso
giorno in tutta la cristianità e cioè adottando il rito Occidentale,
fissandola nella domenica che seguiva il plenilunio di primavera.
Tralasciamo tutte le successive controversie su questo problema; oggi la
celebrazione cade tra il 22 marzo e il 25 aprile denominandola così Pasqua
bassa o alta, secondo il periodo in cui capita. Essendo una festa mobile,
determina la data di altre celebrazioni ad essa collegate, come la
Quaresima, la Settimana Santa, l’Ascensione, la Pentecoste.
La Chiesa contempla per i cattolici l’obbligo del Precetto Pasquale, cioè
confessarsi e ricevere l’Eucaristia almeno una volta nel periodo pasquale.
Legata alla celebrazione della Pasqua, vi sono alcune tradizioni come
‘l’uovo di Pasqua’; l’uovo è da sempre il simbolo della vita; per i
cristiani l’uovo di Pasqua è simbolo del sepolcro, vuoto all’interno, ma che
contiene in sé la più grande sorpresa: la Resurrezione, simbolicamente
nell’uovo di cioccolato che si regala, si trova perciò una sorpresa.
Nel pranzo pasquale viene aspersa la tavola imbandita, intingendo nell’acqua
benedetta un rametto di ulivo, distribuito nella Domenica delle Palme.
Il Papa da antichissima data impartisce la solenne benedizione “Urbe et
Orbe”, cioè a Roma ed al Mondo. Fra le tantissime manifestazioni civili e
folcloristiche, che si effettuano nel mondo in questo giorno di festa,
citiamo per concludere, solo lo ‘scoppio del carro’ a Firenze, con tutto il
contorno di corteo in costumi d’epoca.
Autore: Antonio Borrelli
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