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Due apost oli festeggiati
insieme: Filippo e Giacomo. Due galilei che hanno trovato "colui del quale
hanno scritto Mosè e i Profeti". E’ con queste parole che Filippo conduce a
Gesù l’accigliato Natanaele (Bartolomeo) così diffidente verso quelli di
Nazaret.

Giacomo figlio di Alfeo. E’ detto il Minore per distinguerlo da Giacomo
figlio di Zebedeo (e fratello di Giovanni) detto il Maggiore e da secoli
venerato come Santiago a Compostela. Da Luca sappiamo che Gesù sceglie tra i
suoi seguaci dodici uomini "ai quali diede il nome di apostoli" (6,14), e
tra essi c’è appunto Giacomo di Alfeo, il Minore. Nella Prima lettera ai
Corinzi, Paolo dice che Gesù, dopo la risurrezione "apparve a Giacomo e
quindi a tutti gli apostoli".
Lo chiamano “Giusto” per l’integrità severa della sua vita. Incontra Paolo,
già duro persecutore dei cristiani e ora convertito: e lo accoglie con
amicizia insieme a Pietro e Giovanni. Poi, al “concilio di Gerusalemme”,
invita a "non importunare" i convertiti dal paganesimo con l’imposizione di
tante regole tradizionali. Si mette, insomma, sulla linea di Paolo. Dopo il
martirio di Giacomo il Maggiore nell’anno 42 e la partenza di Pietro,
Giacomo diviene capo della comunità cristiana di Gerusalemme. Ed è l’autore
della prima delle “lettere cattoliche” del Nuovo Testamento. In essa, si
rivolge "alle dodici tribù disperse nel mondo", ossia ai cristiani di
origine ebraica viventi fuori della Palestina. E’ come un primo esempio di
enciclica: sulla preghiera, sulla speranza, sulla carità e inoltre (con
espressioni molto energiche) sul dovere della giustizia. Secondo lo storico
Eusebio di Cesarea, Giacomo viene ucciso nell’anno 63 durante una
sollevazione popolare
istigata dal sommo sacerdote Hanan, che per quel
delitto sarà poi destituito.

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