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Siamo così abituati a recepire e fare nostre, in modo
acritico, le notizie che ci vengono fornite ogni giorno che nemmeno ci prendiamo
più la briga di controllarle o, comunque, di vagliarle.
La maggior parte delle pubblicazioni dedicate a Gesù ed alla
sua vita non affronta nemmeno l’argomento: mi riferisco alla questione del 25
dicembre, come data di nascita di Gesù di Nazaret.
Se non è pacifico, né universalmente riconosciuto l’anno di
nascita del Nazareno, figuriamoci come potremmo noi raggiungere qualche certezza
sul mese e giorno della sua venuta al mondo. Che ci sia
incertezza lo dimostra il fatto che la celebrazione liturgica dell’evento non è
concorde in tutte le Chiese cristiane.
Molti cristiani celebrano il Natale il 25 dicembre;
ma vi sono anche altri cristiani, come le Chiese Ortodosse,
che – seguendo un calendario diverso – festeggiano la nascita il 6 gennaio. La
Chiesa armena celebra il Natale, addirittura, il 19 gennaio.
Secondo molti studiosi, il 25 dicembre sarebbe semplicemente
una data simbolica collegata al solstizio d’inverno ed alla festa pagana del
Sole invitto.
Tale festa aveva radici egiziane, giacché risale al culto del
dio di Emesa, del dio Sole Dusares a
Palmira, delle divinità solari di Babilonia.
Tale festività fu introdotta anche a Roma, dall’imperatore
Aureliano, il quale fece anche costruire un tempio al
“Dies Natalis
Solis
Invicti”.
Sulla base di quanto abbiamo fin qui detto, secondo alcuni
studiosi, la Chiesa di Occidente avrebbe operato una semplice operazione di
sostituzione di culto. Al posto del Sole
invitto, avrebbe posto
Gesù Cristo, con lo scopo di sradicare
il culto pagano.
A questo punto, però, proviamo ad interrogare la storia e la
documentazione in nostro possesso, per verificare l’attendibilità di quanto
asserito dagli esperti.
Proviamo a partire da quanto tramandatoci dalla tradizione, da
quel 25 dicembre che sembrerebbe, quindi, una data del tutto fittizia e senza
riferimenti storici. Dal
25
dicembre, la Chiesa era risalita al 25 marzo (nove mesi
prima) come data per festeggiare liturgicamente l’annunciazione dell’Arcangelo
Michele alla Madonna. Sempre come conseguenza della scelta iniziale di quella
data, poiché il vangelo di Luca (1,26) riferisce che l’annunciazione avviene 6 mesi dopo l’annuncio della
nascita di Giovanni il Battista, fatta al padre Zaccaria, la Chiesa ha anteposto
di 6 mesi
la celebrazione della nascita di Giovanni Battista (24
giugno), rispetto a quella di Gesù. L’Occidente non
ha mai celebrato l’annuncio della nascita del Battista, mentre le Chiese
Bizantine, fin dai primi secoli, l’hanno stabilita il giorno
23
settembre
(nove mesi prima del 24 giugno).
In sintesi, mettendo insieme le tradizioni cristiane
d’occidente e d’oriente possiamo affermare che il cristianesimo, fin
dall’inizio, ha celebrato liturgicamente:
1.
23 settembre:
l’annuncio della nascita di Giovanni Battista;
2.
25 marzo:
l’annuncio della nascita di Gesù (6 mesi dopo l’annuncio del Battista);
3.
24 giugno:
nascita del Battista (9 mesi dopo l’annuncio);
4.
25 dicembre:
nascita di Gesù (6 mesi dopo la nascita di Giovanni).
Se noi prendiamo per buona la tesi secondo cui la data del
Natale è fittizia perché è stata fissata per motivi “ideologici”, anche tutta la
costruzione delle altre data è fittizia.
C’è, tuttavia, qualcosa che ci spinge ad indagare in modo più
approfondito e a cercare di vedere al di là di quello che potrebbe apparire
ovvio.
Se leggiamo con attenzione il testo lucano, al versetto 5 del
1° capitolo, possiamo notare:
“Al tempo
di Erode, re della Giudea, c’era un sacerdote chiamato Zaccaria,
della classe di
Abia...”; al versetto 8: “Mentre Zaccaria officiava davanti al
Signore
nel turno della sua classe,
secondo l’usanza del servizio sacerdotale...”; ancora, ai
vv. 23-24: ”Compiuti i giorni
del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni
Elisabetta, sua moglie, concepì...”.
Luca si preoccupa di darci delle indicazioni storiche ben
precise, fornendo un dato noto a tutti in quel periodo: Zaccaria apparteneva
alla classe sacerdotale di Abia. Nel santuario di Gerusalemme, il re Davide in persona
aveva stabilito che i figli Aronne, incaricati di svolgere il turno sacerdotale,
fossero distinti in 24 classi (si legga, a tal proposito, il 1° libro di
Cronache 24, 1-19) e dovevano prestare il servizio liturgico per una settimana,
da sabato a sabato, due volte l’anno. La classe di Abia doveva svolgere l’ottavo turno (1 Cr. 24,10).
L’angelo Gabriele, quindi, appare a Zaccaria mentre egli
esercitava sacerdotalmente il turno del suo ordine, vale a dire, l’ottavo
dell’anno liturgico ebraico.
Luca non ci dice altro: non dice in quale dei due
avvicendamenti annuali Zaccaria aveva ricevuto l’annuncio da parte di Gabriele.
Ci aiuta in questo una straordinaria scoperta archeologica:
Qumran, antico insediamento ebraico in Palestina, presso il quale furono
rinvenuti, nel 1947, i manoscritti del mar Morto.
Nel 1953, Annie Jaubert, una
specialista francese, pubblicò un articolo, sulla rivista
“Vetus Testamentum” (suppl. 3,
pagg. 250-264), in cui riportava i risultati dei suoi studi del calendario
del Libro dei Giubilei (Il libro, di cui gran parte del testo ebraico venne
rinvenuta a Qumran, consiste in una storia del mondo,
rivelata a Mosè da un angelo sul monte Sinai, nella quale gran parte della
narrazione si aggiunge al racconto biblico della Genesi e dell'Esodo al fine di
dimostrare la superiorità della Torah). Il calendario non era lunare (come
l’attuale ebraico), ma solare e i mesi non avevano un nome proprio, ma venivano
designati con un numero.
Un altro studioso, Shemarjahu Talmon, professore all’Università
Ebraica di Gerusalemme, aveva pubblicato nel 1958, sulla rivista “Scripta Hierosolymitana” un suo studio sul calendario alla luce
dei ritrovamenti di Qumran (vol. IV, pagg. 162-199),
in cui riusciva ad individuare le due ricorrenze annuali del turno della classe
di Abia: la prima volta dall’8 al 14 del terzo mese
(maggio – giugno) e la seconda volta dal 24 al 30 dell’ottavo mese del
calendario (ottobre – novembre).
Se teniamo conto del fatto che il rito bizantino, fin
dall’inizio, ha celebrato la memoria dell’annuncio a Zaccaria, il 23 settembre,
possiamo notare come questa data sia particolarmente vicina a quella del secondo
turno della classe di Abia, con un possibile scarto al massimo di qualche giorno.
La scoperta ha dunque del sensazionale: la classe sacerdotale,
a cui apparteneva Zaccaria, svolgeva il proprio turno di servizio al Tempio
proprio in quei giorni. Esiste, allora, un’alta probabilità che Gesù sia
effettivamente nato alla fine di dicembre: partendo dalla fine di settembre si
giunge inoppugnabilmente alla fine di dicembre dell’anno successivo.
Ma, dice il geovismo,
“la notte in cui nacque Gesù, i pastori e i loro greggi erano nei campi”
(Cosa insegna realmente la Bibbia?, pag.221), chiedendosi come potessero stare
all’aperto a dicembre.
L’obiezione
geovista, come al solito, è capziosa. Dalla ricerca storica ricaviamo, infatti, che c’erano pastori in circolazione anche a dicembre;”il clima senza neve proprio della regione di Betlemme permetteva che i pastori scendessero in inverno in queste regioni, dove c’erano pascoli con l’erba cresciuta dopo le piogge autunnali. In altre zone, più a nord e montagnose, il freddo impediva la crescita del foraggio per le greggi. Il Talmud, la grande raccolta delle tradizioni rabbiniche, ci dice che esistevano tre tipi di greggi: quelli che tornano ogni giorno all’ovile («Bayetot »), quelli che durante il periodo invernale vengono ricondotti all’ovile e infine quelli che rimangono permanentemente al pascolo nel deserto («Midbariyot le olam»). E, proprio questi greggi di pastori perennemente transumanti, si riscontravano nella regione di Betlemme. Il poeta greco Partenio, vissuto nel I secolo avanti Cristo, attesta l’esistenza di questi pascoli invernali in Sicilia, regione che presenta un clima simile a quello della zona di Betlemme” (Andrea Tornielli, Inchiesta su Gesù Bambino, Milano 2004, pagg. 100-101)
Possiamo, pertanto, ipotizzare che a dicembre, quando nacque
Gesù, c’erano pastori nomadi, quelli che non avevano fissa dimora, “che si trattenevano in campagna e svolgevano le guardie di notte al
gregge” (Lc 2,8). Notate che Luca parla di
guardie, alludendo a più turni. Se c’erano più turni per badare al gregge,
possiamo ipotizzare che le notti fossero lunghe ed è quindi probabile che si
trattasse proprio di dicembre.
Concludiamo allora notando, innanzitutto, che la narrazione
evangelica non è un racconto leggendario, ma ci offre insospettabili indizi di
storicità; ma dobbiamo evidenziare anche che la storia e l’insegnamento della
Chiesa Cattolica trova conferma nella Parola di Dio e nei documenti storici. Enzo Riccio
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