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«Devoto al culto mitraico, l’imperatore Lucio Domizio
Aureliano fa erigere un tempio dedicato al Sol Invictus, somma divinità
protettrice dell'impero, istituendone la celebrazione festiva il 25 dicembre,
data vicina al solstizio d'inverno. Questa festa sarà trasformata più tardi in
solennità cristiana» (Enciclopedia multimediale - Microsoft
Encarta 2008).
Siamo
così abituati a recepire e fare nostre, in modo acritico, le notizie che ci
vengono fornite ogni giorno che nemmeno ci prendiamo più la briga di controllarle
o, comunque, di vagliarle.
La
maggior parte delle pubblicazioni dedicate a Gesù ed alla sua vita non affronta
nemmeno l’argomento: mi riferisco alla questione del 25 dicembre, come data di
nascita di Gesù di Nazaret.
Se
non è pacifico, né universalmente riconosciuto l’anno di nascita del Nazareno,
figuriamoci come potremmo noi raggiungere qualche certezza sul mese e giorno
della sua venuta al mondo. Che ci sia incertezza lo dimostra il
fatto che la celebrazione liturgica dell’evento non è concorde in tutte le
Chiese cristiane.
Molti cristiani celebrano il Natale il 25 dicembre;
ma vi sono anche altri cristiani, come le Chiese
Ortodosse, che – seguendo un calendario diverso – festeggiano la nascita il 6
gennaio. La Chiesa armena celebra il Natale, addirittura, il 19 gennaio.
Secondo
molti studiosi, il 25 dicembre sarebbe semplicemente una data simbolica
collegata al solstizio d’inverno ed alla festa pagana del Sole invitto.
Tale
festa aveva radici egiziane, giacché risale al culto del dio di Emesa, del dio Sole Dusares a
Palmira, delle divinità solari di Babilonia.
Tale
festività fu introdotta anche a Roma, dall’imperatore Aureliano, il quale fece
anche costruire un tempio al
“Dies Natalis Solis
Invicti”.
Sulla
base di quanto abbiamo fin qui detto, secondo alcuni studiosi, la Chiesa di
Occidente avrebbe operato una semplice operazione di sostituzione di culto. Al
posto del Sole invitto, avrebbe posto
Gesù Cristo, con lo scopo di
sradicare il culto pagano.
A
questo punto, però, proviamo ad interrogare la storia e la documentazione in
nostro possesso, per verificare l’attendibilità di quanto asserito dagli
esperti.
Proviamo
a partire da quanto tramandatoci dalla tradizione, da quel 25 dicembre che
sembrerebbe, quindi, una data del tutto fittizia e senza riferimenti storici.
Dal
25
dicembre, la Chiesa era risalita al 25 marzo (nove mesi
prima) come data per festeggiare liturgicamente l’annunciazione dell’Arcangelo
Michele alla Madonna. Sempre come conseguenza della
scelta iniziale di quella data, poiché il vangelo di Luca (1,26) riferisce che
l’annunciazione avviene 6 mesi dopo l’annuncio della nascita
di Giovanni il Battista, fatta al padre Zaccaria, la Chiesa ha anteposto di 6
mesi la celebrazione della nascita di Giovanni Battista (24
giugno), rispetto a quella di Gesù.
L’Occidente
non ha mai celebrato l’annuncio della nascita del Battista, mentre le Chiese
Bizantine, fin dai primi secoli, l’hanno stabilita il giorno 23
settembre (nove mesi prima
del 24 giugno).
In
sintesi, mettendo insieme le tradizioni cristiane d’occidente e d’oriente
possiamo affermare che il cristianesimo, fin dall’inizio, ha celebrato
liturgicamente:
1.
23
settembre: l’annuncio della nascita di
Giovanni Battista;
2.
25
marzo: l’annuncio della nascita di Gesù
(6 mesi dopo l’annuncio del Battista);
3.
24
giugno: nascita del Battista (9 mesi dopo
l’annuncio);
4.
25
dicembre: nascita di Gesù (6 mesi dopo la
nascita di Giovanni).
Se
noi prendiamo per buona la tesi secondo cui la data del Natale è fittizia
perché è stata fissata per motivi “ideologici”, anche tutta la costruzione
delle altre data è fittizia.
C’è,
tuttavia, qualcosa che ci spinge ad indagare in modo più approfondito e a
cercare di vedere al di là di quello che potrebbe apparire ovvio.
Se
leggiamo con attenzione il testo lucano, al versetto 5 del 1° capitolo,
possiamo notare:
“Al tempo di Erode, re della Giudea, c’era un
sacerdote chiamato Zaccaria, della
classe di Abia...”; al versetto 8: “Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore
nel turno della sua classe, secondo
l’usanza del servizio sacerdotale...”; ancora, ai vv.
23-24: ”Compiuti i giorni del suo
servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie,
concepì...”.
Luca
si preoccupa di darci delle indicazioni storiche ben precise, fornendo un dato
noto a tutti in quel periodo: Zaccaria apparteneva alla classe sacerdotale di Abia. Nel santuario di Gerusalemme, il re Davide in persona
aveva stabilito che i figli Aronne, incaricati di svolgere il turno
sacerdotale, fossero distinti in 24 classi (si legga, a tal proposito, il 1°
libro di Cronache 24, 1-19) e dovevano prestare il servizio liturgico per una
settimana, da sabato a sabato, due volte l’anno. La classe di Abia doveva svolgere l’ottavo turno (1 Cr. 24,10).
L’angelo
Gabriele, quindi, appare a Zaccaria mentre egli esercitava sacerdotalmente il
turno del suo ordine, vale a dire, l’ottavo dell’anno liturgico ebraico.
Luca
non ci dice altro: non dice in quale dei due avvicendamenti annuali Zaccaria
aveva ricevuto l’annuncio da parte di Gabriele.
Ci
aiuta in questo una straordinaria scoperta archeologica: Qumran,
antico insediamento ebraico in Palestina, presso il quale furono rinvenuti, nel
1947, i manoscritti del mar Morto.
Nel
1953, Annie Jaubert, una specialista francese,
pubblicò un articolo, sulla rivista “Vetus Testamentum” (suppl. 3,
pagg. 250-264), in cui riportava i risultati dei suoi studi del calendario
del Libro dei Giubilei (Il libro, di cui gran parte del testo ebraico venne
rinvenuta a Qumran, consiste in una storia del mondo,
rivelata a Mosè da un angelo sul monte Sinai, nella quale gran parte della
narrazione si aggiunge al racconto biblico della Genesi e dell'Esodo al fine di
dimostrare la superiorità della Torah). Il calendario non era lunare (come
l’attuale ebraico), ma solare e i mesi non avevano un nome proprio, ma venivano
designati con un numero.
Un
altro studioso, Shemarjahu Talmon, professore all’Università
Ebraica di Gerusalemme, aveva pubblicato nel 1958, sulla rivista “Scripta Hierosolymitana” un suo studio sul calendario alla luce
dei ritrovamenti di Qumran (vol. IV, pagg. 162-199),
in cui riusciva ad individuare le due ricorrenze annuali del turno della classe
di Abia: la prima volta dall’8 al 14 del terzo mese (maggio
– giugno) e la seconda volta dal 24 al 30 dell’ottavo mese del calendario
(ottobre – novembre).
Se
teniamo conto del fatto che il rito bizantino, fin dall’inizio, ha celebrato la
memoria dell’annuncio a Zaccaria, il 23 settembre, possiamo notare come questa
data sia particolarmente vicina a quella del secondo turno della classe di Abia, con un possibile scarto al massimo di qualche giorno.
La
scoperta ha dunque del sensazionale: la classe sacerdotale, a cui apparteneva
Zaccaria, svolgeva il proprio turno di servizio al Tempio proprio in quei
giorni. Esiste, allora, un’alta probabilità che Gesù sia effettivamente nato
alla fine di dicembre: partendo dalla fine di settembre si giunge
inoppugnabilmente alla fine di dicembre dell’anno successivo.
Ma,
dice il geovismo, “la
notte in cui nacque Gesù, i pastori e i loro greggi erano nei campi” (Cosa
insegna realmente la Bibbia?, pag.221), chiedendosi come potessero stare
all’aperto a dicembre.
L’obiezione
geovista, come al solito, è capziosa. Dalla ricerca storica ricaviamo, infatti, che c’erano pastori in circolazione anche a dicembre;”il clima senza neve proprio della regione di Betlemme permetteva che i pastori scendessero in inverno in queste regioni, dove c’erano pascoli con l’erba cresciuta dopo le piogge autunnali. In altre zone, più a nord e montagnose, il freddo impediva la crescita del foraggio per le greggi. Il Talmud, la grande raccolta delle tradizioni rabbiniche, ci dice che esistevano tre tipi di greggi: quelli che tornano ogni giorno all’ovile («Bayetot »), quelli che durante il periodo invernale vengono ricondotti all’ovile e infine quelli che rimangono permanentemente al pascolo nel deserto («Midbariyot le olam»). E, proprio questi greggi di pastori perennemente transumanti, si riscontravano nella regione di Betlemme. Il poeta greco Partenio, vissuto nel I secolo avanti Cristo, attesta l’esistenza di questi pascoli invernali in Sicilia, regione che presenta un clima simile a quello della zona di Betlemme” (Andrea Tornielli, Inchiesta su Gesù Bambino, Milano 2004, pagg. 100-101)
Possiamo,
pertanto, ipotizzare che a dicembre, quando nacque Gesù, c’erano pastori
nomadi, quelli che non avevano fissa dimora, “che si trattenevano in campagna e svolgevano le guardie di notte al
gregge” (Lc 2,8). Notate che Luca parla di
guardie, alludendo a più turni. Se c’erano più turni per badare al gregge,
possiamo ipotizzare che le notti fossero lunghe ed è quindi probabile che si
trattasse proprio di dicembre.
Concludiamo
allora notando, innanzitutto, che la narrazione evangelica non è un racconto
leggendario, ma ci offre insospettabili indizi di storicità; ma dobbiamo
evidenziare anche che la storia e l’insegnamento della Chiesa Cattolica trova
conferma nella Parola di Dio e nei documenti storici.
Enzo
Riccio
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